MONDO – La recente sentenza Learning Resources, Inc. v. Trump segna un punto di svolta cruciale per l’equilibrio democratico statunitense, riaffermando il vigore del sistema di checks and balances. Nonostante la sua impronta conservatrice, la Corte Suprema ha stabilito che il Presidente non può imporre dazi commerciali su larga scala senza una specifica autorizzazione del Congresso. Rigettando un’interpretazione estensiva dell’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), la maggioranza guidata dal Chief Justice John Roberts ha chiarito che il potere fiscale risiede saldamente nelle mani del ramo legislativo. Questa decisione non solo limita l’autonomia d’azione della Casa Bianca nelle politiche doganali, ma funge da argine contro l’espansione del potere esecutivo a scapito delle prerogative parlamentari.
Il risveglio dei Check and Balances: la Corte Suprema frena Trump
Il dibattito interno alla Corte, arricchito da ben sette opinioni diverse, rivela una profonda riflessione sulla Major Questions Doctrine. Mentre i giudici progressisti hanno appoggiato l’esito finale pur con riserve metodologiche, il giudice Neil Gorsuch ha utilizzato la sua concurring opinion per difendere l’imparzialità della giustizia costituzionale, sottolineando che la tutela della separazione dei poteri trascende le appartenenze politiche. Il messaggio emerso è inequivocabile: anche in un’era di forte polarizzazione, le istituzioni americane conservano gli anticorpi necessari per prevenire derive autoritarie. La sentenza rappresenta dunque un monito per l’attuale amministrazione, confermando che la fedeltà alla Costituzione resta il parametro ultimo di legittimità per ogni ambizione di riforma economica.














