SVIZZERA – L’appuntamento elettorale dell’8 marzo 2026 ha delineato una Svizzera frammentata, dove i singoli Comuni hanno espresso orientamenti netti. Sull’iniziativa SSR, bocciata dal 61,9% dei votanti, spicca il “no” categorico di Berna (82,3%), seguita dai vodesi Lussy-sur-Morges e Les Clées. In Ticino, solo Bosco Gurin è entrato nella top 50 dei difensori del canone con un solido 80%. Sul fronte opposto, i sostenitori del taglio hanno dominato a Unteriberg (78,7% di “sì”) e in altri centri svittesi. Anche il Ticino ha mostrato sacche di resistenza con Grancia (69,2% di “sì”) e Campo Vallemaggia, confermando una spaccatura tra centri urbani e periferie rurali.
Analisi dei dati: chi ha difeso il canone SSR e chi ha bocciato il Fondo Clima
Per quanto riguarda gli altri oggetti, il Fondo per il clima è stato travolto dai “no” (70,7%), con picchi record nel Comune giurassiano di Ederswiler (97,8%). Al contrario, la legge sull’imposizione individuale ha convinto la maggioranza (54,3% di “sì”), trainata dal record di La Scheulte (87,5%). Infine, sul denaro contante, se l’iniziativa è naufragata, il controprogetto ha trionfato con il 73,4% di consensi, trovando in Lutzenberg (97,8%) la sua roccaforte assoluta. Questi dati confermano come la geografia del voto resti l’indicatore più affidabile della sensibilità sociale e politica del Paese.














