ECONOMIA – Il recente Rapporto sul debito internazionale della Banca Mondiale delinea uno scenario critico per i paesi a reddito medio-basso (LMIC). Tra il 2022 e il 2024, il servizio del debito estero di queste nazioni ha superato i nuovi finanziamenti di ben 741 miliardi di dollari: il gap più profondo degli ultimi cinquant’anni. Con un debito complessivo di quasi 9.000 miliardi di dollari, il Sud del mondo non è più solo un’area da sostenere, ma un finanziatore netto della finanza globale. Nei 78 paesi più poveri, la crisi è drammatica: 22 di questi versano in condizioni di miseria assoluta, con un debito che supera il 200% dei proventi delle esportazioni, drenando risorse vitali per la spesa sociale.
Il divario record tra rimborsi e finanziamenti soffoca le economie in via di sviluppo
L’assetto del credito sta cambiando radicalmente, spostandosi dagli stati ai creditori privati, che oggi detengono quasi il 60% del debito pubblico a lungo termine. Mentre il ruolo del Club di Parigi sbiadisce, i fondi d’investimento impongono tassi d’interesse salatissimi, vicini al 10%. Questa transizione verso il “libero mercato” rende le ristrutturazioni del debito più complesse e prive di una visione etica. In questo contesto, l’incertezza sui futuri finanziamenti multilaterali spinge molti paesi LMIC verso alternative come i BRICS e a rivendicare la centralità delle Nazioni Unite per riformare le regole finanziarie globali e contrastare fame e sottosviluppo.













