SVIZZERA – Gli “scatti intimi rubati online” rappresentano una grave minaccia alla privacy e alla dignità delle persone, alimentando un fenomeno di voyeurismo digitale che si sta diffondendo a macchia d’olio. Dopo la recente chiusura del gruppo Facebook “Mia moglie”, che contava 32.000 iscritti e diffondeva immagini rubate di donne, è scattato un nuovo allarme. Stavolta si tratta di un forum con 200.000 iscritti, attivo dal 2005, che raccoglieva e commentava in modo volgare e violento foto intime non consensuali di donne, incluse figure pubbliche come politici, attrici e modelle. La chiusura di questo spazio, avvenuta di recente, non risolve il problema alla radice, poiché gli utenti migrano facilmente su piattaforme meno controllate come Telegram, dove è più difficile rintracciarli. Questo fenomeno solleva interrogativi urgenti sulla sicurezza online, la protezione dei dati personali e la necessità di una legislazione più stringente per contrastare la diffusione di materiale intimo senza consenso.
Il voyeurismo digitale
All’interno di questo forum, gli utenti si scambiavano e commentavano non solo immagini intime rubate, ma anche foto private prese dai profili social delle vittime, spesso accompagnate da nomi e cognomi. La sezione “dedicata alle ragazze ticinesi” e altre simili dimostrano come il problema sia capillare e non si limiti a un contesto nazionale. La preoccupazione è che chiunque possa essere vittima di questi atti, come testimoniato dal timore di una delle fonti di ritrovarsi tra le foto non autorizzate. Il forum era utilizzato anche per la ricerca di materiale esplicito, con richieste specifiche su determinate ragazze, dalla barista alla presentatrice TV, alimentando un vero e proprio mercato di foto e video non consensuali. La facilità con cui gli utenti creano nuovi spazi online per perpetrare questi reati sottolinea l’urgenza di una maggiore consapevolezza e di strumenti legali efficaci per contrastare il sextortion, il cyberstalking e la violazione della privacy digitale.














