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La complessità del dibattito scientifico sull’impatto dei social media

STILE – Il dibattito sull’impatto dei social media sulla salute mentale degli adolescenti è uno dei temi più discussi e complessi nel panorama scientifico contemporaneo. Contrariamente a quanto a volte viene affermato, la ricerca sul tema è vasta e, sebbene non priva di sfide metodologiche, evidenzia una correlazione tra l’uso intensivo e problematico di queste piattaforme e un aumento del rischio di ansia, depressione, disturbi del sonno e problemi di autostima. Tuttavia, questa correlazione non implica necessariamente un rapporto di causa-effetto diretto e universale. L’interazione tra l’uso dei social media e il benessere psicologico è influenzata da una moltitudine di fattori individuali e sociali, tra cui la predisposizione genetica, l’ambiente familiare, il supporto dei pari e la resilienza individuale. È qui che si inserisce il recente studio condotto dai ricercatori delle Università di Gent e Anversa, che non nega l’esistenza di questa correlazione, ma piuttosto invita la comunità scientifica a migliorare la qualità degli studi. I ricercatori sottolineano come molti lavori precedenti si basino su dati retrospettivi o autovalutazioni, che possono essere meno affidabili. Per questo motivo, il loro appello è chiaro: è necessario un approccio metodologico più rigoroso e robusto, che utilizzi studi longitudinali e metodi di misurazione più oggettivi, per comprendere appieno la complessità del fenomeno e distinguere tra un uso normale e un uso problematico.

L’appello all’azione per la Commissione UE e il futuro della ricerca

L’appello dei ricercatori di Gent e Anversa non è rivolto solo alla comunità scientifica, ma offre anche preziose indicazioni per le istituzioni politiche, in particolare per la Commissione Europea, che è attivamente impegnata a trovare soluzioni normative per proteggere i minori online. La Commissione UE sta lavorando a diverse iniziative, tra cui il Digital Services Act e il Digital Markets Act, con l’obiettivo di rendere le piattaforme digitali più trasparenti e responsabili. Lo studio belga rafforza la necessità di basare le future normative su dati scientifici solidi, evitando misure drastiche e generaliste che potrebbero non essere efficaci o, peggio, controproducenti. L’approccio suggerito è quello di un dialogo costruttivo tra ricercatori, legislatori e aziende tecnologiche per sviluppare linee guida e strumenti che promuovano un uso sano e consapevole dei social media. Le indicazioni includono la necessità di supportare la ricerca indipendente, promuovere campagne di educazione digitale per adolescenti e genitori e incoraggiare le piattaforme a fornire dati anonimizzati e aggregati per scopi di studio. In questo contesto, l’Europa si posiziona come leader nel tentativo di bilanciare innovazione tecnologica e tutela della salute pubblica, riconoscendo che la complessità del problema richiede una risposta altrettanto complessa e multidisciplinare, basata sulla scienza e non su conclusioni affrettate.

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