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Meglio non opporsi alla Fed… e il boom degli investimenti nell’IA

GINEVRA Meglio non opporsi alla Fed… e il boom degli investimenti nell’IA. A cura di Fabrizio Quirighetti di DECALIA. Il vuoto quasi totale lasciato dalla mancanza di dati economici concreti provenienti dagli Stati Uniti è stato colmato dalla politica e dalla geopolitica: le notizie contrastanti sui negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, il dibattito sul bilancio francese, l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente dopo il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, la vittoria e la nomina a sorpresa di Sanae Takaichi (la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro del Giappone) e, naturalmente, lo shutdown del governo statunitense. La maggior parte di questi eventi ha lasciato indifferenti gli investitori o non ha rappresentato un punto di svolta significativo, almeno finora.

Navigare a vista

Gli investitori non sembrano preoccupati dall’idea di navigare a vista, poiché lo scenario di soft landing (anche detto Goldilocks) continua a prevalere, e recentemente è stato rafforzato dall’indice dei prezzi al consumo (IPC) statunitense di settembre, più basso del previsto. Nelle ultime settimane gli indici azionari globali hanno continuato a registrare nuovi record, sostenuti dall’attività economica globale resiliente, in linea con le ultime prospettive dell’FMI, dalla solida crescita degli utili, confermata dal buon inizio della stagione degli utili del T3, dall’attuale boom dell’IA, da prezzi dell’energia ancora bassi e dal calo dell’inflazione globale (anche se i rischi tendono ad aumentare negli USA). A tutto questo si aggiunge il ritorno della “Fed put” sulla scia della politica accomodante di gestione del rischio della banca centrale statunitense.

I prezzi dell’oro hanno registrato una vertiginosa impennata

In questo scenario, i premi di rischio e la volatilità non si sono allontanati molto dalla soglia inferiore dei loro range storici e i tassi globali a lungo termine sono leggermente diminuiti, anche se permangano preoccupazioni sulla sostenibilità del debito sovrano. E nonostante alcune crepe nel segmento del credito, con la comparsa di qualche “scarafaggio”, non siamo eccessivamente preoccupati. Riteniamo che si tratti di eventi idiosincratici, associati a frodi, pur ammettendo che c’è stato un forte aumento del rischio di credito/leva finanziaria, con spread a livelli storicamente bassi che lascerebbero poco margine di errore in caso di deterioramento significativo del contesto macro. Il dollaro USA ora si è stabilizzato, ma potrebbe trattarsi di un periodo di calma prima di una seconda burrascosa fase di ribasso, aggravata da un mercato del lavoro in calo, dalla diminuzione dei tassi della Fed e dalle politiche economiche del Presidente Trump. Nel frattempo i prezzi dell’oro hanno registrato una vertiginosa impennata verso i 4.400 dollari l’oncia, prima di subire un rapido ma “salutare” consolidamento intorno al più ragionevole (meno gonfiato) livello attuale di 4.000 USD (segnando comunque un guadagno del 15% in due mesi).

Il boom dell’IA è destinato a continuare?

Con la Fed in modalità di allentamento e l’imminente impulso fiscale negli Stati Uniti, attraverso l’attuazione del One Big Beautiful Bill, continuiamo a considerare poco probabile uno scenario di recessione “naturale”. A nostro avviso, solo un forte crollo dei mercati finanziari – dovuto ad altri fattori, come un’impennata dei tassi o un evento di credito sistemico – potrebbe far precipitare l’economia in una grave contrazione della crescita. Inoltre, riteniamo che il boom dell’IA sia destinato a continuare, con un impatto diretto e positivo sulla crescita tramite capex e investimenti in infrastrutture energetiche. In altre parole, secondo noi non ci troviamo (ancora?) in uno scenario di bolla. Le valutazioni non sono irrazionali e questi investimenti nell’AI sono finanziati principalmente dai flussi di cassa delle mega cap IT, evitando un eccessivo indebitamento. Allo stesso tempo, il sentiment e il posizionamento degli investitori sono tutt’altro che euforici o estremi. È vero che l’ampiezza del mercato non è realmente migliorata, ma va rilevato che il tema dell’IA è praticamente assente dal mercato (pubblico) del credito. Riconosciamo che l’attuale eccesso di fiducia in uno scenario Goldilocks apparentemente infinito, associato a valutazioni elevate, lasci poco margine per assorbire forti delusioni sul piano degli utili, sorprese inflazionistiche negative, shock inattesi sui tassi o rischi di svalutazione valutaria. Tuttavia, la storia recente dimostra che i mercati finanziari possono facilmente scalare questo muro di preoccupazioni, soprattutto se il nostro scenario di base favorevole si rivelerà corretto.

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