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Intelligenza artificiale e lingua dei segni: la sfida dell’accessibilità in Svizzera

La traduzione automatica della lingua dei segni (LIS) tramite Intelligenza Artificiale (IA) rappresenta una frontiera cruciale per l’accessibilità, ma anche una delle più complesse da affrontare. In Svizzera, laboratori di ricerca e start-up sono impegnati attivamente per colmare il divario tecnologico esistente. La complessità risiede nel fatto che la LIS non è una semplice trasposizione visiva della lingua parlata o scritta; come sottolinea la professoressa Sarah Ebling dell’Università di Zurigo, per chi la utilizza, le lingue vocali sono di fatto lingue straniere. Pertanto, i comuni strumenti di riconoscimento vocale risultano inadeguati. Un software efficace deve gestire un processo in più fasi – trascrizione, traduzione e generazione di un video espressivo – in tempo reale, un compito estremamente oneroso data la natura visiva e non lineare della comunicazione segnata.

Limiti e dialetti per la Lingua dei Segni in Svizzera

Nonostante l’interesse suscitato da promettenti strumenti come SignGemma di Google o le prove della zurighese sign.mt, l’IA applicata alla LIS è ancora in una fase embrionale. Gli sviluppatori si trovano a fronteggiare sfide significative: le traduzioni generano numerosi errori, l’espressività del video prodotto è inferiore a quella di un interprete umano e la velocità non è ancora sufficiente per una comunicazione fluida. A ciò si aggiunge l’ostacolo dei dialetti regionali svizzeri. Con circa 30.000 persone che utilizzano tre diverse lingue dei segni sul territorio, la variante svizzero-tedesca è particolarmente distinta da quella tedesca standard. Raccogliere set di dati vasti e di alta qualità per questi idiomi minoritari è molto più difficile, limitando l’addestramento dei modelli IA. Come conferma la Federazione svizzera dei sordi, la qualità elevata del video e della traduzione è un requisito non negoziabile per una vera inclusività quotidiana.

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