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Mobilità militare UE: verso una “Schengen” per la difesa comune

EUROPA – Il Parlamento Europeo ha impresso una svolta decisiva alla sicurezza continentale approvando una risoluzione che punta alla creazione di uno spazio militare Schengen. L’obiettivo primario è abbattere le barriere burocratiche che oggi rallentano lo spostamento di truppe e mezzi pesanti tra i vari Stati membri. Secondo le nuove linee guida promosse dal relatore Petras Auštrevičius, l’Europa deve essere in grado di garantire l’attraversamento dei confini in tempi record: massimo tre giorni in tempo di pace e non oltre le 24 ore in situazioni di crisi. Questa accelerazione non è solo una semplificazione amministrativa, ma una necessità strategica di deterrenza. In un contesto geopolitico instabile, la capacità di schierare rapidamente assetti difensivi lungo i confini dell’Unione diventa un pilastro fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio di sicurezza. La risoluzione segna così il passaggio da una visione puramente civile della libera circolazione a una che integra pienamente le esigenze della difesa e sicurezza europea, rendendo la mobilità militare un asset fondamentale.

Investimenti e infrastrutture: la strategia UE per i corridoi strategici

Per rendere operativa questa “Schengen militare“, l’Eurocamera sollecita un radicale cambio di rotta negli investimenti infrastrutturali. Dopo i drastici tagli al bilancio 2021-2027, che videro i fondi per la mobilità ridursi da 6,5 a soli 1,7 miliardi di euro, la nuova proposta per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2032 punta a circa 17 miliardi di euro. Tuttavia, la sfida è monumentale: l’ammodernamento di oltre 500 punti critici, tra cui ponti, gallerie e snodi ferroviari non idonei al passaggio di carichi pesanti, richiederebbe un investimento stimato di almeno 100 miliardi. L’attenzione si concentra sui quattro corridoi strategici che collegano la Scandinavia al Mar Nero e il Mediterraneo al Nord Europa. Questi interventi a “duplice uso” (civile e militare) non includeranno opere ancora in fase progettuale, come il Ponte sullo Stretto, ma si focalizzeranno sull’adeguamento delle tratte esistenti. La Commissione è ora chiamata a snellire le procedure di finanziamento per garantire che la rete di trasporti europea sia pronta a rispondere con efficienza a qualsiasi minaccia esterna, potenziando la resilienza del blocco comunitario.

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