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L’Industrial Accelerator Act e il test dell’autonomia strategica europea

EUROPA – L’Industrial Accelerator Act (IAA), presentato il 4 marzo 2026 dopo ripetuti rinvii, segna un punto di svolta cruciale per l’Unione Europea nel tentativo di colmare il divario competitivo con giganti come Stati Uniti e Cina. Originariamente concepito come uno strumento per la decarbonizzazione, il regolamento ha subito una metamorfosi pragmatica, eliminando il termine “Decarbonisation” dal nome per concentrarsi esclusivamente sulla competitività industriale. In un contesto globale dominato da logiche protezionistiche a somma zero, l’UE cerca di abbandonare l’ingenuità del libero mercato assoluto per adottare strumenti più assertivi. Il cuore della proposta risiede nella trasformazione degli appalti pubblici — che valgono il 16% del PIL dell’Unione — attraverso l’introduzione di criteri non monetari e requisiti di “Made in Europe”. Questa strategia mira a utilizzare la spesa pubblica non solo come acquisto, ma come leva politica per incentivare le filiere interne e garantire la sicurezza economica europea.

Industrial Accelerator: verso una politica industriale comune, tra sovranismo e mercato aperto

Tuttavia, il percorso dell’IAA è minato da profonde divisioni interne che riflettono diverse visioni dell’integrazione europea. Se la Francia spinge per un “Buy European” rigoroso, nazioni come Italia e Germania temono che un eccessivo isolazionismo possa danneggiare le catene del valore globali e innescare ritorsioni commerciali, preferendo la formula più flessibile del “Made with Europe”. La mediazione attuale propone una categoria di “partner affidabili” selezionati dalla Commissione, una soluzione che rischia di essere un compromesso al ribasso. Il vero test per l’autonomia strategica si giocherà al Consiglio Europeo del 18 marzo: senza requisiti di contenuto locale chiari e meccanismi vincolanti, l’Europa rischia di rimanere uno spettatore inerte nella competizione economica mondiale. Il pericolo non è tanto il protezionismo, quanto l’irrilevanza politica di fronte a uno scenario globale che non attende più i tempi della burocrazia di Bruxelles.

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