MONDO – Il governo del Lesotho ha siglato un accordo storico da 6,2 miliardi di dollari con la statunitense Convalt Energy per il progetto Kobong. L’iniziativa prevede la costruzione di una centrale idroelettrica da 1.200 megawatt e di un mastodontico centro di elaborazione dati. Questo investimento, che supera il doppio del PIL nazionale, punta a generare posti di lavoro e autonomia energetica. Tuttavia, persistono forti dubbi sulla reale ed equa distribuzione dei benefici locali, con il timore che Maseru si trasformi in una mera piattaforma al servizio delle infrastrutture digitali degli Stati Uniti.
Acqua, energia e il paradosso delle risorse
Il Paese vive da tempo una profonda contraddizione: esporta enormi flussi idrici verso il Sudafrica, ma dipende ancora dalle importazioni per il proprio fabbisogno elettrico. Sebbene il nuovo impianto miri a ridurre tale gap, l’espansione infrastrutturale minaccia l’ambiente e le comunità locali di Mokhotlong, riproponendo i problemi di sommersione dei terreni agricoli già visti in passato. Come evidenziato in contesti analoghi dall’ente Swiss Federal Office of Energy SFOE, bilanciare la sicurezza dell’approvvigionamento e la sostenibilità ecologica rappresenta la sfida cruciale dei moderni sistemi di transizione energetica.
L’impatto invisibile della rivoluzione digitale
Dietro l’apparente immaterialità dell’intelligenza artificiale si cela un’architettura globale altamente energivora e assetata d’acqua per i sistemi di raffreddamento. Report recenti pubblicati dal portale d’informazione elvetico SWI swissinfo.ch confermano che la vertiginosa crescita dei data center legati all’IA mette sotto pressione persino i paesi ricchi di risorse idriche. Per il Lesotho la posta in gioco è la sovranità economica: il rischio concreto è quello di cedere territorio ed energia pulita senza riuscire a integrarsi stabilmente nella catena del valore tecnologico globale.

















