MONDO – Iran, Pakistan e Tagikistan stanno aumentando la pressione geopolitica sull’Afghanistan talebano, alimentando una latente instabilità regionale. Pur senza una formale alleanza o un comando unificato, i tre Paesi mantengono contatti tattici con vari gruppi di opposizione. Teheran permette la riorganizzazione di figure legate alla Divisione Fatemiyoun e al comandante hazara Alipour; in Pakistan operano reti vicine a Abdul Hakim Shujai, mentre il Tagikistan offre asilo politico a leader storici come Dostum e Noor. Questa strategia coordinata nei fatti, pur non mirando nell’immediato al rovesciamento diretto di Kabul, sfrutta le fragilità interne e l’isolamento del regime. Per approfondimenti dettagliati sulla geopolitica dell’Asia centrale, è possibile consultare i report pubblicati da RSI News.
Tra diplomazia e deterrenza: le strategie di Teheran e Islamabad
Le motivazioni dei vicini rispondono a precise esigenze di sicurezza nazionale. L’Iran persegue una complessa strategia di equilibrio: preserva i flussi commerciali e i diritti sulle acque del fiume Helmand interloquendo con Kabul, ma usa i miliziani sciiti come leva di deterrenza contro possibili guerre confessionali. Il Pakistan ha invece drasticamente rivisto i rapporti dopo i recenti scontri di confine, accusando i talebani di coprire le milizie anti-islamabad. Pur senza voler scatenare una nuova e devastante guerra civile al proprio confine, Islamabad e Teheran impiegano i dissidenti come prezioso strumento negoziale per condizionare le decisioni del governo afghano. Ulteriori analisi di politica estera sono disponibili su Neue Zürcher Zeitung.
Il ruolo del Tagikistan e le prospettive di stabilità
Il Tagikistan guidato da Emomali Rahmon si conferma il principale bastione politico dell’opposizione, fondando la propria linea sulla vicinanza alla comunità tagika afghana e sull’accoglienza dei leader del Fronte Nazionale di Resistenza. Tuttavia, la capacità operativa degli oppositori resta limitata e frammentata. Sebbene un’insurrezione su più fronti costringerebbe i talebani a disperdere le forze militari, le divisioni interne alle fazioni e il saldo controllo di Kabul sulle principali arterie impediscono un imminente cambio di regime. L’Afghanistan resta così in una prolungata e delicata fase di stallo geopolitico.
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