MALTA – Oro: performance, protezione e sovranità finanziaria. A cura di Gamma Capital Markets. In questo scenario, uno dei migliori asset del 2025 è stato l’oro. Il metallo prezioso ha aggiornato i massimi storici, più volte durante l’anno, segnando la migliore performance annuale dal 1979. Il movimento è stato sostenuto da acquisti record da parte delle banche centrali, dall’elevato grado di incertezza geopolitica e da un contesto di progressivo indebolimento del dollaro statunitense. Al di là della dinamica ciclica, il ruolo dell’oro assume una valenza strutturale. Si tratta di un asset non politicizzabile, che non può essere creato, congelato o sanzionato. Proprio per queste caratteristiche, un numero crescente di Paesi (con la Cina in prima linea) sta incrementando le proprie riserve auree, riconoscendone la funzione di diversificazione strategica e di tutela della sovranità finanziaria in un contesto di crescente frammentazione geopolitica.
Oro: performance, protezione e sovranità finanziaria
In tale quadro, la nostra strategia prevede da diversi anni ormai l’utilizzo dell’oro (coperto dal cambio) attraverso operazioni di trading mirate. L’esposizione in portafoglio è stata mantenuta in un intervallo compreso tra il 3% e il 10%, consentendo di combinare una funzione difensiva con opportunità tattiche. Le operazioni realizzate hanno generato un profitto medio per trade pari al 16,57%, confermando il ruolo dell’oro come strumento sia di protezione sia di gestione attiva.
Focus Commodity: “L’oro come assicurazione contro il rischio geopolitico”
Valutiamo l’oro come l’asset strategico prioritario da monitorare anche nel 2026. L’ingente accumulo di riserve auree da parte della Cina non risponde a una semplice logica di diversificazione finanziaria o di protezione contro l’inflazione. Si tratta, in realtà, di una manovra dal profondo valore strategico. In un’era in cui l’egemonia del dollaro viene trasformata in un’arma di pressione geopolitica, l’oro rappresenta la risposta strutturale del Dragone. È un bene tangibile, esente da rischi di controparte e, soprattutto, svincolato dalle decisioni unilaterali del Tesoro statunitense. Mentre le catene di approvvigionamento si riallineano e il contesto internazionale si fa più frammentato, la scelta di Pechino emerge non come una reazione impulsiva, ma come una strategia razionale e lungimirante. Questa dinamica suggerisce che il metallo giallo non sia una moda ciclica, ma un tassello strutturale di un processo più ampio di ridefinizione degli equilibri monetari e finanziari globali (a cura di Giuliana Taccogna Analyst).












