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giovedì 22 Gennaio 2026
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Digital detox: è possibile combattere la dipendenza da dispositivi elettronici?

STILE – Ti senti fagocitato dal tuo smartphone? Quella che inizia come una rapida occhiata alle notifiche si trasforma spesso in sessioni infinite di doomscrolling, un fenomeno che erode il nostro tempo e danneggia la qualità del riposo. La scienza conferma che l’uso compulsivo dei dispositivi non è quasi mai una scelta consapevole, ma il risultato di automatismi digitali innescati da noia, stress e stimoli visivi. Le piattaforme social sfruttano algoritmi sofisticati per creare flussi personalizzati che riducono la nostra capacità di scelta: ogni contenuto appare rilevante, stimolando il rilascio di dopamina e rendendo difficile staccare lo sguardo. Questa vera e propria “dipendenza da smartphone” ha generato una vasta gamma di soluzioni, che spaziano da metodi scientificamente validati, come la gestione delle notifiche, a suggerimenti più bizzarri e surreali, figli di una crescente necessità di disconnessione.

Smartphone e salute mentale: strategie e consigli per superare il doomscrolling e riprendere il controllo del tempo

Per combattere efficacemente la digital life opprimente, è fondamentale passare dalla suggestione alla strategia pratica. Ricerche pubblicate sul Journal of Behavioral Addictions suggeriscono che il primo passo sia rompere la catena degli impulsi automatici. Soluzioni concrete includono l’impostazione dello schermo in scala di grigi per rendere le icone meno attraenti, o l’utilizzo di app che monitorano il tempo di permanenza fissando limiti invalicabili. Al di là dei trucchi tecnologici, il vero digital detox passa per la creazione di zone “tech-free” in casa, specialmente in camera da letto, per contrastare gli effetti della luce blu. Anche se alcuni consigli possono sembrare estremi — come chiudere il telefono in piccole “cassaforti” a tempo — riflettono la serietà di una sfida collettiva: riappropriarsi dell’attenzione in un mondo progettato per catturarla costantemente.

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