DAVOS – Dal World Economic Forum emerge un messaggio chiaro: la frammentazione geopolitica sta accelerando e la competizione tra blocchi economici è ormai strutturale. Nei panel dedicati a finanza, sicurezza e governance globale, i leader europei hanno ribadito la necessità di:
- rafforzare la sovranità economica europea
- ridurre la dipendenza dal dollaro
- creare strumenti finanziari alternativi ai Treasury
- consolidare il mercato dei capitali dell’UE
Ursula von der Leyen ha parlato apertamente di “resilienza strategica”, mentre Macron ha insistito sulla costruzione di un’Europa “potenza economica autonoma”.
Le posizioni “Trumpiane”
Nelle sue dichiarazioni pubbliche, Donald Trump ha mantenuto una linea dura su:
- contributi europei alla difesa
- dazi e riequilibrio commerciale
- pressione su Iran e Venezuela
- interesse strategico per l’Artico, incluso il dossier Groenlandia
Questi temi sono stati ripresi anche nei briefing ufficiali della delegazione USA al WEF. Oggi si attende l’ultima parola proprio del protagonista.
L’arma europea: 12,6 trilioni di asset globali (bazooka)
Gli investitori europei — fondi pensione, assicurazioni, banche e istituzioni pubbliche — controllano 12,6 trilioni di asset globali.
Questa massa di capitale, confermata da analisi macro-finanziarie e dati istituzionali, rappresenta una leva geopolitica enorme.
Perché è un’arma:
- influenza i mercati obbligazionari globali
- condiziona la domanda di dollari
- può spostare flussi di capitale in modo rapido e coordinato

Il nodo dei Treasury: 2,8 trilioni nelle mani europee
Gli investitori europei detengono circa 2,8 trilioni di dollari in titoli di Stato americani. In un contesto di deficit elevato, questa dipendenza è cruciale per Washington.
Effetti immediati di una mossa europea:
- aumento dei tassi USA
- pressione sul dollaro
- maggiore volatilità sui mercati globali
Non serve vendere: basta rallentare gli acquisti.
Le ritorsioni economiche possibili (tutte legittime e già discusse in sedi ufficiali)
- rallentare gli acquisti di Treasury
- rafforzare la regolazione sulle Big Tech americane
- bloccare acquisizioni USA in Europa
- promuovere pagamenti internazionali in euro
- usare il peso europeo in FMI, WTO, ONU
- incentivare alternative europee a infrastrutture finanziarie USA.
Il WEF conferma che la competizione tra USA ed Europa non è più solo diplomatica: è finanziaria. Con 12,6 trilioni di asset e 2,8 trilioni di Treasury, l’Europa possiede una leva enorme, una vera arma economica capace di influenzare:
- il costo del debito USA
- la stabilità del dollaro
- gli equilibri geopolitici globali
Basterà a far cambiare idea al presidente statunitense o stiamo solamente sottovalutando Trump? I leader europei, nelle loro dichiarazioni ufficiali, stanno già preparando il terreno per usarla.












