BRUXELLES – Il recente Consiglio Europeo straordinario ha sancito una profonda spaccatura tra Bruxelles e la nuova amministrazione Trump riguardo alla gestione della crisi a Gaza. Durante una cena di lavoro blindata e senza smartphone, il presidente del Consiglio UE Antonio Costa ha espresso “seri dubbi” sullo statuto del Board of Peace, lāorganismo internazionale voluto dal tycoon per supervisionare il cessate il fuoco e la ricostruzione della Striscia. Sebbene Ungheria e Bulgaria abbiano giĆ firmato lāadesione, la maggioranza dei leader europei ā Spagna in testa ā contesta la governance del Board, che conferirebbe a Donald Trump poteri esecutivi quasi assoluti, inclusi il diritto di veto e la rimozione dei membri. Le preoccupazioni dell’Unione Europea riguardano soprattutto la compatibilitĆ di tale ente con la Carta delle Nazioni Unite e la risoluzione 2803, spingendo Bruxelles a mantenere una linea di “dialogo e fermezza” senza però chiudere definitivamente la porta a un piano di pace globale.
L’Unione Europea fa muro sul Board di Gaza
Nonostante la cautela di Bruxelles, Donald Trump ha riacceso il dibattito interno italiano dichiarando, di rientro da Davos, che Giorgia Meloni avrebbe espresso la volontĆ di unirsi al Board non appena espletate le “formalitĆ necessarie“. Al momento l’Italia ha preso tempo, ufficialmente per verificare la compatibilitĆ dello statuto con lāArticolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra e regola la partecipazione a organismi internazionali. Mentre Palazzo Chigi sceglie la via del silenzio strategico, il tycoon continua a fare pressione sulle cancellerie europee, citando anche la Polonia tra i futuri partner. Nel frattempo, l’UE accelera sulla propria autonomia strategica, cercando partner alternativi in India e spingendo per l’accordo Mercosur, nel tentativo di bilanciare un’alleanza transatlantica farsi sempre più imprevedibile e condizionata dai finanziamenti miliardari richiesti dal Board per ottenere lo status di membro permanente.












