EUROPA – L’ombra della guerra in Iran si allunga sulla locomotiva d’Europa. L’istituto Ifo, autorevole think tank di Monaco, ha lanciato l’allarme sulle prospettive economiche della Germania per il biennio 2026-2027. Secondo le ultime stime, l’impennata dei costi energetici causata dalle tensioni in Medio Oriente ridurrà la crescita dello 0,2% rispetto alle previsioni pre-conflitto. Il rallentamento colpirà duramente i costi di produzione e i consumi, portando l’espansione del PIL a un modesto 0,8% per l’anno in corso. Se i prezzi del petrolio non dovessero scendere rapidamente, la contrazione potrebbe aggravarsi di ulteriori 0,2 punti percentuali, mettendo a rischio la stabilità dell’intera eurozona, Italia inclusa.
L’istituto di Monaco avverte: i conflitti in Medio Oriente minacciano la crescita tedesca nel 2026 e 2027
Oltre alla frenata del Prodotto Interno Lordo, preoccupa la fiammata dell’inflazione, che potrebbe toccare il 3% qualora i prezzi dei combustibili fossili rimanessero elevati a lungo. Timo Wollmershäuser, responsabile delle previsioni dell’Ifo, sottolinea come l’incertezza geopolitica pesi sulle catene di fornitura, sebbene esistano segnali di resilienza: la spesa pubblica per difesa e neutralità climatica potrebbe sostenere la domanda interna, evitando una recessione profonda. Resta però il nodo dei tassi: il futuro economico della Germania, e di riflesso quello dei partner commerciali come l’Italia, dipenderà strettamente dalla durata delle ostilità e dalla volatilità dei mercati energetici globali.














