ANALISI DEI MERCATI: FATE LA COSA GIUSTA
di Fabrizio Quirighetti di DECALIA.
MERCATI – Come avevano previsto i mercati, la Federal Reserve ha effettuato un taglio dei tassi di 50 pb, segnando l’inizio del ciclo di allentamento. Questa decisione accomodante è stata motivata dal recente indebolimento del mercato del lavoro e da un calo dell’inflazione più rapido di quanto avessero previsto i membri della Fed lo scorso giugno. Di conseguenza, ora la Fed ritiene che i rischi per i suoi obiettivi di occupazione e inflazione siano sostanzialmente gli stessi, pur prevedendo una crescita economica resiliente (proiezioni di crescita del PIL invariate). La scelta di adeguare preventivamente la sua politica monetaria, anziché attuare una successiva azione correttiva in caso di recessione, probabilmente ha aumentato le probabilità del nostro scenario di soft-landing.
LA FEDERAL RESERVE
A questo proposito, vale la pena sottolineare due elementi insoliti rispetto ai cicli di allentamento precedenti. In primo luogo, questo adeguamento è coerente con il fatto che la preoccupazione principale della Fed si sposta dall’inflazione al mercato del lavoro: la Fed può accantonare un po’ uno di questi obiettivi e concentrarsi un po’ di più sull’altro. Questo significa che, contrariamente ai cicli di allentamento precedenti, aumento della disoccupazione non è sinonimo di recessione. Alla lunga potrebbe diventarlo, ma non in questa fase (iniziale). Il secondo punto, che fa da corollario al primo, è che la Fed taglia i tassi partendo da una posizione di solidità economica, non di debolezza, con l’inflazione dei servizi ancora persistente. La storia, dunque, non è più maestra. Non solo il classico trading dei periodi di tagli dei tassi (riduzione dell’esposizione azionaria, acquisto di titoli difensivi, aumento delle posizioni obbligazionarie, soprattutto la duration dei titoli sovrani, e diminuzione del credito, solo per citarne alcuni) potrebbe non funzionare questa volta, ma il percorso di allentamento della Fed potrebbe anche rivelarsi più complesso – e dunque più accidentato – del solito.
I TIMORI DI RECESSIONE
Ora che i timori di recessione sono diminuiti, gli indicatori di posizione/sentiment si sono stabilizzati a un livello più neutrale e le condizioni di liquidità sono tornate alla normalità dopo la pausa estiva, i mercati azionari globali hanno ripreso a crescere, toccando nuovi massimi annuali sulla scia di solide stime di crescita degli EPS per il 2024/2025. Le valutazioni sono piuttosto alte, ma questa non è una novità, e gli elevati multipli degli indici azionari celano una realtà molto più complessa, con segmenti come l’Europa e le small cap che offrono ancora valore, al di là dei “magnifici” giganti del mercato USA. Inoltre, i fondamentali macro e micro favorevoli, insieme ai tassi più bassi, dovrebbero garantire una rivalutazione di questi segmenti.
I MERCATI
Di conseguenza, rimaniamo costruttivi sulle azioni, ma prevediamo altri picchi di volatilità del mercato (dovuti al tipo di “landing” dell’economia, alla geopolitica, all’allentamento monetario, all’andamento dell’inflazione o alle rotazioni di mercato, tra le altre cose). È probabile che questo porterà a un consolidamento dei prezzi, forse indicando rendimenti più contenuti nel breve termine. A livello di portafoglio, pertanto, manteniamo la nostra preferenza (strutturale) per i mercati azionari statunitensi, con una componente small e mid cap (a gestione attiva) e un’allocazione diversificata all’indice S&P 500 Equal Weight, che dovrebbe beneficiare maggiormente del calo dei tassi e delle pressioni sui costi. Altrove, abbiamo già ridotto l’esposizione alle azioni dell’Eurozona (a un leggero sottopeso) il mese scorso, in un contesto di crescita nuovamente in calo e con la Germania ancora in difficoltà. Continuiamo a preferire altri mercati europei, come il Regno Unito e la Svizzera.
OBBLIGAZIONI
Infine, manteniamo una posizione cautamente neutrale sulle obbligazioni, con una preferenza per il credito nella parte breve e centrale della curva rispetto al debito sovrano a lungo termine, associata alla diversificazione in oro (portato a sovrappeso) che, oltre a beneficiare dell’atteso ciclo di allentamento della Fed, potrebbe anche rivelarsi un porto più sicuro rispetto alle obbligazioni sovrane in caso di turbolenze politiche negli Stati Uniti, di ulteriori preoccupazioni per uno slittamento di bilancio o di uno scenario di “no-landing” (errore politico della Fed nel tagliare troppo/troppo presto i tassi). In conclusione, restiamo cautamente ottimisti e continuiamo a privilegiare un approccio multistile alla costruzione del portafoglio, con un’allocazione diversificata e ben bilanciata tra asset e settori orientata alle azioni di alta qualità; privilegiamo carry, duration di alta qualità e convessità obbligazionaria, con una forte allocazione a oro e USD/CHF per diversificare il rischio.













