ECONOMIA – Nel complesso scenario macroeconomico attuale, le banche d’investimento si trovano a gestire una contraddizione interna: mentre il 94% degli istituti ha subito tagli lineari ai budget IT nel 2024, una ricerca di UpSlide rivela che circa il 25% della spesa tecnologica viene disperso in software ridondanti o mal integrati. Questa emorragia finanziaria non risparmia i grandi centri finanziari globali come la Svizzera, dove giganti del calibro di UBS e boutique specializzate come Lombard Odier operano in mercati ad alta intensità tecnologica. Il problema non risiede nella mancanza di innovazione, ma in una “corsa all’oro” digitale che ha privilegiato l’acquisto di nuovi tool rispetto alla loro effettiva adozione. Per istituzioni che si occupano di operazioni critiche come Fusioni e Acquisizioni (M&A) o quotazioni in borsa (IPO), l’incapacità di integrare i sistemi si traduce in milioni di euro sprecati ogni anno.
Banche d’investimento: milioni sprecati in software inutilizzati nonostante i tagli al budget
La risposta dei responsabili dell’innovazione sta cambiando rotta: invece di nuovi investimenti, la priorità per il 55% degli intervistati è ora la rinegoziazione dei contratti con i fornitori, basata su metriche di servizio (SLA) molto più rigorose. Come sottolineato da Julien Villemonteix, CEO di UpSlide, la chiave per la sostenibilità economica delle banche d’affari risiede nell’ottimizzazione dell’esistente piuttosto che nell’accumulo di nuove licenze. In un ecosistema dove il modello della Banca Universale svizzera fonde servizi commerciali e investment banking sotto lo stesso tetto, la sfida principale sarà garantire che ogni software in uso sia perfettamente integrato nei processi aziendali, trasformando la tecnologia da un centro di costo inefficiente a un reale vantaggio competitivo per la gestione dei grandi patrimoni.













