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PETROLIO RUSSO BYE BYE

Scattato l’embargo all’importazione di prodotti petroliferi lavorati da Mosca. Il prezzo del diesel è già schizzato sopra 1,9 euro al litro, arrivando a 2,5 euro in alcune località. L’Europa sospenderà l’importazione di prodotti raffinati per un totale di circa un milione di barili al giorno, metà dei quali diesel a basso zolfo. L’Ue non è sorpresa da questo scenario, in quanto già a maggio il think tank norvegese Rystad Energy aveva lanciato l’allarme sulle carenze del mercato europeo dipendente dalla Russia. La domanda totale di diesel e gasolio europea si posiziona tra i 6 e i 7 milioni di barili al giorno, per cui in caso di bando l’impatto sulla domanda dovrebbe essere del 7-8%. L’Europa ha acquistato prodotti raffinati dall’India, dal Medio Oriente e dalla Cina a un costo maggiore.

L’Italia ha importato diesel dalla Russia solo per il 5% fino a giugno 2022, poi ha azzerato la quota. Il paese ha 13 impianti che lo rendono praticamente autonomo: a fronte di un consumo interno di prodotti raffinati pari a 55 milioni di tonnellate, ne raffina quasi 71, mentre la capacità produttiva teorica arriva a 88 milioni di tonnellate. Inoltre, la dipendenza dal gasolio russo è stata interrotta con la risoluzione del caso Priolo. Il potenziale problema potrebbe arrivare dalle offerte di acquisto estere, come quelle della Germania che dipende al 30% dal gasolio russo e con capacità di raffinazione ridotta (83 milioni di tonnellate), potrebbe orientarsi sull’Italia per le sue offerte di acquisto, causando uno shock alla disponibilità sul mercato interno.

Il problema resta a livello europeo, dove diversi esperti hanno evidenziato l’assenza di una strategia sul petrolio e sul potenziamento della capacità di raffinazione. I consumatori di tutto il continente, che hanno già registrato un aumento dei prezzi dell’energia negli ultimi mesi, rischiano di dover pagare anche un nuovo aumento sul diesel, con tutte le conseguenze su trasporti e prezzi dei beni scambiati (Centro Studi OOPS Tech).

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