EUROPA – La tensione ai vertici dell’Unione Europea è giunta a un punto di rottura sulla gestione del conflitto in Iran. Ursula von der Leyen si trova oggi “all’angolo”, accusata da più fronti di aver oltrepassato il proprio mandato con posizioni troppo vicine alla linea Trump. Il fronte dei 27 appare profondamente frammentato: da un lato la fermezza della Francia, che rivendica il primato degli Stati membri sulla politica estera, dall’altro la prudenza del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, restio a condannare apertamente l’offensiva israelo-americana. La spaccatura non è solo diplomatica, ma istituzionale, con Parigi che richiama la Commissione al rispetto dell’articolo 18 dei Trattati, sottolineando come la guida della politica di sicurezza comune spetti all’Alto Rappresentante e non alla presidenza dell’Esecutivo.
Costa gela Bruxelles: «La libertà non si esporta con le bombe»
A dare voce al malcontento dei socialisti e dei sostenitori dell’autonomia strategica europea è stato Antonio Costa. Il Presidente del Consiglio Europeo, durante un vertice a porte chiuse a Bruxelles, ha sferrato un duro attacco alla dottrina della Commissione, affermando perentoriamente che «la libertà non arriva con le bombe». Costa ha definito un errore la partecipazione dell’UE al Board of Peace, criticando il tentativo di sostituire le Nazioni Unite e mettendo in guardia contro il rischio di adottare “due pesi e due misure” nel diritto internazionale. Questo scontro frontale riflette un malessere profondo che coinvolge anche Kaja Kallas, sempre più distante da von der Leyen, delineando un’Europa paralizzata tra la fedeltà all’asse atlantico e la necessità di una postura diplomatica indipendente e credibile.














