LUGANO – Nicolás Maduro, stretto dalla pressione di Washington e dalle accuse di narcotraffico, avrebbe chiesto a Donald Trump un assegno da 200 milioni di dollari e un porto sicuro per sé e un centinaio di fedelissimi. La telefonata, confermata da entrambe le parti, è durata quindici minuti e ha avuto toni “cordiali”, ma il leader chavista ha subito indicato Cuba come destinazione preferita, mentre Trump gli suggeriva Russia o Cina. La Casa Bianca ha respinto l’idea di un’amnistia collettiva, limitandosi a ipotizzare immunità personale per Maduro e famiglia. La rivelazione, pubblicata dal Telegraph, ha acceso il dibattito internazionale: un dittatore che tratta la propria uscita come un affare privato, tra valigie di contanti e salvataggi diplomatici, non è la prima volta. In Venezuela intanto la piazza ribolle, mentre nel Mar dei Caraibi resta attivo il dispositivo militare USA.













