MONDO – Le compagnie aeree russe hanno ultimato le operazioni di evacuazione da Cuba, riportando in patria i turisti e i cittadini russi a causa della gravissima crisi del carburante che paralizza l’isola caraibica. Il Ministero dei Trasporti di Mosca ha confermato che i collegamenti aerei rimarranno sospesi a tempo indeterminato, o almeno finché l’approvvigionamento di cherosene per aviazione non garantirà nuovamente standard di sicurezza e regolarità. Il provvedimento non ha risparmiato quasi nessuno: oltre ai vacanzieri, sono stati rimpatriati tutti i russi residenti, fatta eccezione per il personale diplomatico dell’ambasciata. Questa drastica interruzione logistica, che secondo alcune fonti starebbe colpendo in modo speculare anche le rotte verso l’Iran, evidenzia la fragilità energetica di nazioni storicamente alleate della Federazione Russa in un momento di forte tensione globale.
Sospesi i voli tra Mosca e l’Avana: il rimpatrio dei cittadini russi è concluso
L’improvviso stop ai voli solleva interrogativi che vanno oltre la semplice logistica, sfociando in analisi di carattere geopolitico e storico. Molti osservatori interpretano queste difficoltà come l’ennesimo riflesso delle trasformazioni post-sovietiche e della complessa gestione delle risorse tra nazioni ideologicamente vicine. In questo scenario di incertezza, torna attuale il pragmatismo di matrice leninista, secondo cui è necessario guardare in faccia la realtà, per quanto sgradevole essa sia. Il futuro del turismo e dei rapporti commerciali tra Russia e Cuba resta dunque appeso alla risoluzione dell’emergenza energetica locale. Senza rifornimenti certi, l’isola rischia un isolamento prolungato, costringendo Mosca a dare priorità alla sicurezza dei propri cittadini piuttosto che al mantenimento di rotte aeree diventate ormai insostenibili.













