MONDOĀ – Il recente attacco letale condotto dalle forze armate statunitensi nel Pacifico orientale contro unāimbarcazione sospettata di narcotraffico segna un punto di non ritorno nella strategia di Washington. Non si tratta più di una semplice operazione di polizia internazionale, ma di una vera e propria azione bellica di interdizione. Dopo la cattura di NicolĆ”s Maduro il 3 gennaio 2026, il Comando Sud ha trasformato il contrasto ai cartelli in una dimostrazione di forza egemonica. L’uso di tattiche militari, come il “secondo colpo” per neutralizzare i bersagli in acque internazionali, sposta il confine della legalitĆ verso una zona grigia dove il rischio di vittime civili e la violazione delle procedure ordinarie diventano sistematici. Questa escalation trasforma la lotta agli stupefacenti in uno strumento per ridisegnare i rapporti di forza regionali, imponendo un controllo serrato sulle rotte marittime che va oltre il semplice sequestro di carichi illegali.
Tra interdizione militare e geopolitica: l’offensiva USA e il Venezuela
Sotto il velo della sicurezza, la partita si sposta sul piano geoeconomico, intrecciandosi con il destino energetico del Venezuela. Mentre le navi americane pattugliano il Pacifico, a Caracas si discute una riforma petrolifera che punta ad allentare il controllo statale in favore di capitali stranieri: un segnale di resa sotto la pressione di sanzioni e isolamento. La “guerra alla droga” diventa cosƬ una leva per influenzare la produzione di greggio e la sovranitĆ regolatoria del Paese. Se da un lato l’interdizione armata può produrre risultati tattici immediati, dall’altro alimenta una narrazione di “guerra senza processo” che rischia di generare forti frizioni diplomatiche. Il pericolo per gli Stati Uniti ĆØ che questa postura aggressiva, percepita come una guerra letale e poco trasparente, si trasformi in un boomerang politico, spingendo le nazioni latinoamericane a cercare margini di autonomia o alleanze alternative per sfuggire alla morsa di Washington.












