EUROPA – Bruxelles accende i riflettori sulle recenti scelte in materia di emissioni e costi energetici. La Commissione europea ha ufficialmente avviato una “verifica completa” sul decreto energia appena varato che punta a una modifica unilaterale delle regole comunitarie. Al centro della contesa c’è la volontà di scorporare il costo dei certificati ETS (Emission Trading System) dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, come idroelettrico e solare. L’obiettivo dell’esecutivo è abbattere drasticamente i costi in bolletta per famiglie e imprese, ma la portavoce UE, Anna Kaisa Itkonen, ha frenato gli entusiasmi, sottolineando che gli esperti stanno analizzando la compatibilità dei testi con le direttive del pacchetto Fit for 55. La cautela di Bruxelles suggerisce un clima di attesa, volto a evitare uno scontro frontale immediato, pur mantenendo ferma la sorveglianza sulla coerenza del mercato unico dell’energia e sugli impegni climatici presi a livello europeo.
Colloqui con Bruxelles avviati, pronti a negoziare per tagliare le bollette
Nonostante l’apertura dell’istruttoria tecnica, è confermato l’avvio di interlocuzioni costanti con le autorità comunitarie. Il provvedimento è fondamentale per proteggere le fasce più deboli: si stima in milioni di famiglie vulnerabili potrebbero dimezzare la spesa annuale per l’elettricità, mentre per gli altri nuclei lo sconto si aggirerebbe intorno ai 60 euro annui. L’Europa si dice dunque pronta a negoziare, rivendicando la necessità di sganciare i prezzi delle fonti pulite dalle fluttuazioni dei titoli legati alla CO2. La sfida ora si sposta sul piano diplomatico: Bruxelles dovrà dimostrare che il regime di aiuti e la deroga al sistema ETS non alterino la concorrenza transfrontaliera, cercando una mediazione che permetta di salvare i risparmi promessi senza incorrere in una procedura d’infrazione che vanificherebbe gli sforzi dei governi.













