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Sanremo e la serata cover: gli anni ’60 ’70 ’80 vincono ancora

SANREMO, ITALIA – L’intro accende il teatro Ariston con i successi italiani della straordinaria Laura Pausini, vestita da “mosca glamour” con occhialoni neri e Swarovski. Si dichiara: “Carica a botta”. Presenza scenica totale, voce impeccabile, energia da vera star internazionale. Una certezza. Nel Festival della noia di Carlo Conti, con la presenza dell’iconica  Bianca Balti e la comicità ordinaria di Alessandro Siani, Laura ci salva con la sua spontaneità.

Si parte ballando

Elettra Lamborghini riporta sul palco le Las Ketchup con “Aserejé” e il pubblico si alza in piedi. Operazione revival leggera ma efficace. Voto 6. Aka7even e LDA con Tullio De Piscopo coinvolgono l’Ariston sulle note di “Andamento lento”. Ritmo, nostalgia e buona resa. Voto 7.

Le reinterpretazioni che dividono

Eddie Brock con Fabrizio Moro canta “Portami via”, ma l’emozione non decolla davvero e Moro ahimè non accoglie l’invito. Voto 4. Mara Sattei con Mecna rivisitano “L’ultimo bacio”: barre discutibili che rendono Carmen Consoli un lontano ricordo. Voto 5. Tommaso Paradiso con gli Stadio tentano l’omaggio a Lucio Dalla con “L’ultima luna” e risultati altalenanti. Voto 5.

Le icone non tradiscono

Patty Pravo, affiancata dal primo ballerino della Scala Timofej Andrijashenko interpreta un capolavoro di Gino Paoli “Ti lascio una canzone” con la sua inconfondibile teatralità. Voto 7. Michele Bravi con Fiorella Mannoia omaggiano Ornella Vanoni e la sua ” Domani è un altro giorno” con eleganza e controllo assoluto. Voto 10.  Arisa, elegantissima in bianco e Swarovski, insieme al Coro del Teatro Regio di Parma, regala una lectio magistralis con “Quello che le donne non dicono”. Voto 10.

Raffinatezza e intensità

Ermal Meta con Dardust cantano “Golden Hour”di Jvke, in una versione intensa e sofisticata. Un’interpretazione impeccabile. Voto 9. Malika Ayane con Claudio Santamaria, sorprendente in versione cantante, interpretano “Mi sei scoppiato dentro al cuore” con classe e misura. Voto 7.

Il futuro (forse) è in buone mani

Nayt con Joan Thiele confermano il mio apprezzamento per il rapper inquieto che insieme alla fuoriclasse Thiele costruisce un momento potente e contemporaneo. C’e ancora un barlume di speranza nel futuro. Voto 9 e 1/2. Fulminacci sceglie di accompagnarsi alla bellissima Francesca Fagnani per “Parole parole parole”. Coraggio premiato. Voto 8

Energia e nostalgia

Levante e Gaia reinterpretano “I Maschi” della Nannini con grinta e personalità. Voto 7 e 1/2. Raf con i The Kolors riportano l’atmosfera anni ’80 con “The Riddle” di Nik Kershaw. Coreografia riuscita ma non memorabile. Voto 6. J-Ax sceglie “E la vita la vita”: operazione originale e centrata anche per la presenza di Rossi, Jannacci Jr. Ale e Franz e Cochi. Voto 8. Momento nostalgia intensa con “Gli anni” di Max Pezzali: l’Ariston canta compatto.

Emozioni familiari

Tredici Pietro ripropone “Vita” di Lucio Dalla e a sorpresa appare il padre Gianni Morandi. Effetto Carramba assicurato. Voto famiglia 8.

Scelte convincenti

Serena Brancale con Gregory Porter e Delia alzano l’asticella con una magistrale “Bésame mucho”. Voto 9.  Francesco Renga con Giusy Ferreri si cimentano in un brano di Bowie con ottimi risultati.Voto 9/10.  Sal Da Vinci con Michele Zarrillo e “Cinque giorni” risvegliano il pubblico con voce e sentimento. Voto 9.  Fedez, Masini e Stjepan Hauser propongono un’intensa “Meravigliosa creatura”. Voto 8.  Anche Sayf, già idolo dei social, con Mario Biondi e Alex Britti non delude anche se non è mai facile riproporre Ray Charles. Voto 8.  Le Bambole di Pezza scelgono di coinvolgere il palco con la mitica Cristina d’Avena. Ed è subito Bim Bum Bam. Voto 9 per la scelta.

Equilibri inaspettati

Gianluca Grignani con Luchè canta “Falco a metà” stranamente equilibrato. Voto 7 e 1/2.  Leo Gassmann e Aiello interpretano “Era già tutto previsto”: emozionano, ma soprattutto perché la canzone di Cocciante è immortale e nella mia playlist da tempo immemore. Voto 8. 

Le prove meno convincenti

Chiello con il Maestro Cigarini sceglie Tenco. Territorio sacro, risultato non all’altezza. Voto 5. Dargen con Pupo e Fabrizio Bosso prova una versione impegnata di “Su di noi”, ma non convince. Voto 5.  Samurai Jay con Roy Paci e Belen si cimentano in “Baila Morena”: tentativo poco incisivo. Voto 5.  Maria Antonietta e Colombre provano a convincere con l’elegante Brunori Sas, ma “Il mondo” di Jimmy Fontana non è adatto a loro. Voto 5.

I vincitori della serata

L’attesissimo Tony Pitony con Ditonellapiaga, in parruccona rosa e con grande presenza scenica, cantano e recitano sulle note di “The Lady is a Tramp”. Performance costruita e convincente. Voto 9. La classifica finale infatti la premia. E, a conti fatti, è stata davvero una valida esibizione.

Considerazioni finali

Una cosa è evidente: la maggior parte delle scelte arriva dagli anni ’60, ’70 e ’80. Allora forse non sono vecchia. Forse davvero la musica du qualità, quella che ti resta impressa, quella che quando la senti dici “ahh che bella…” va cercata in quegli anni. Non è nostalgia sterile. È qualità strutturale: melodie forti, testi riconoscibili dopo una sola strofa, armonie che non avevano bisogno di effetti speciali per emozionare. Se dopo cinquant’anni quei brani riempiono ancora l’Ariston, forse non è solo perché li conosciamo tutti. È perché funzionano. E forse il segreto non è guardare sempre avanti. È ricordarsi da dove si viene.

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