EUROPA – Il recente report di Eurostat delinea un quadro demografico allarmante per il Vecchio Continente: nel 2024, il tasso di fertilità dell’Unione Europea è crollato a 1,34 figli per donna, il valore più basso registrato dal 2001. Questo declino, che vede l’Italia ferma a un preoccupante 1,18, spinge l’UE pericolosamente vicina alla soglia critica di 1,3, definita dagli esperti come “lowest-low fertility”. Con solo 3,55 milioni di nuovi nati e una diminuzione del 3,3% rispetto all’anno precedente, l’Europa affronta uno squilibrio strutturale che minaccia la tenuta del sistema economico. La distanza dal “livello di sostituzione” di 2,1 figli è ormai siderale, prefigurando un futuro segnato da un rapido invecchiamento della popolazione e da una contrazione della forza lavoro.
Nel 2024 il tasso medio è sceso a 1,34 figli per donna, avvicinandosi alla soglia critica del “lowest-low fertility”
Questa crisi demografica mette sotto scacco la sostenibilità di pensioni e welfare, poiché un numero sempre minore di contribuenti dovrà sostenere una spesa previdenziale e sanitaria crescente. Tuttavia, l’analisi evidenzia due dinamiche correttive: da un lato, la resilienza della fascia d’età over 30, che vede l’Italia guidare la classifica per l’età media al primo figlio (31,9 anni); dall’altro, il ruolo vitale dell’immigrazione. Nel 2024, il 24% dei nuovi nati nell’UE ha una madre straniera, un contributo che risulta ormai indispensabile per mitigare il declino demografico e garantire il ricambio generazionale in nazioni dove la natalità interna è quasi azzerata.














