BELLINZONA – Frontalieri in Ticino a quota 79.200, dato in crescita dallo scorso anno.
I FRONTALIERI IN TICINO
Crescono i lavoratori stranieri impiegati in Svizzera a livello nazionale ed il trend di aumento si registra anche in Ticino. Alla fine di settembre, il numero di frontalieri attivi nella Confederazione è infatti salito a quota 391.000, in aumento del 4,4% rispetto al terzo trimestre 2022. Quasi 80 mila frontalieri solo in Ticino, nuovo aumento nel terzo trimestre, sono il 2,9% in più di un anno fa. Fatti conti erano 79.664 i frontalieri attivi in Ticino alla fine di settembre, secondo i dati pubblicati oggi, martedì, dall’Ufficio federale di statistica. Rispetto al trimestre precedente si è registrato un incremento dello 0,6%, mentre su un anno la progressione è del 2,9%. Una tendenza analoga – in alcune zone anche più forte – si registra pure nel resto della Svizzera: nella regione del Lemano, di gran lunga quella che ne impiega di più – erano per esempio attivi nel terzo trimestre 153.956 frontalieri, il 6,1% in più che nel medesimo periodo del 2022.
I PERMESSI
Nel complesso, i permessi in Svizzera soni ormai 391 mila, più 4,4% su base annua, più 19,5% in cinque anni. Poco più della metà di tutti i frontalieri era domiciliata in Francia, il 56,4%, mentre il 23,8% e il 16,6% rispettivamente in Italia e in Germania. Crescono i lavoratori stranieri impiegati in Svizzera a livello nazionale ed il trend di aumento si registra anche in Ticino. Alla fine di settembre, il numero di frontalieri attivi nella Confederazione è infatti salito a quota 391.000, in aumento del 4,4% rispetto al terzo trimestre 2022. In Ticino questi hanno raggiunto quota 79.200, in crescita del 2,9% su un anno, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica. In termini assoluti, l’incremento rispetto a dodici mesi prima è stato di 16.377 frontalieri a livello nazionale e di 2.209 a livello cantonale. Il settore economico dove la crescita è stata maggiore è il terziario: 113.548 più 5,3% in Svizzera e 1.896 che equivale ad un aumento del 3,7% in Ticino. Proprio questa inarrestabile corsa dei lavoratori delle province di Varese, Como e Verbano crea maggiori malumori politici oltre frontiera, perché di fatto sostituiscono una fetta di manodopera.




