MONDO – Le catene di approvvigionamento hanno smesso di essere meri canali logistici per diventare il cuore pulsante della competizione geopolitica. Il paradigma dell’efficienza a ogni costo è stato sostituito da quello della resilienza e del controllo strategico: oggi, settori come la difesa, le tecnologie dual-use e i minerali critici non sono più ambiti di libero mercato, ma spazi di scontro per la sovranità. Mentre gli Stati Uniti utilizzano il decoupling selettivo come strumento di deterrenza e proiezione di potere, la Cina costruisce interdipendenze asimmetriche per esercitare una pressione coercitiva calibrata. In questo scenario, la disruption non è più un evento accidentale, ma una condizione strutturale e una leva utilizzata deliberatamente dalle potenze per ridefinire i rapporti di forza mondiali.
Dalla ricerca dell’efficienza alla gestione dell’esposizione strategia
In questo nuovo ecosistema, l’integrazione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie avanzate ha trasformato le supply chain in sistemi adattivi, concentrando però le vulnerabilità su pochi, cruciali “colli di bottiglia”. L’Europa, e la Svizzera in particolare, si trovano a navigare tra la necessità di una maggiore autonomia strategica e la complessità di governance tipica delle democrazie avanzate. Se per l’UE la sfida risiede nel coordinamento tra livelli nazionali e sovranazionali per superare la frammentazione industriale, la Svizzera può far leva sulla solidità del proprio comparto difesa e sulla sua posizione baricentrica. Il futuro della sicurezza globale non dipenderà più solo dalla forza militare, ma dalla capacità di gestire l’instabilità, trasformando la resilienza logistica nel principale asset della sovranità nazionale.












