MONDO – Nel suo primo discorso post-elettorale, la Premier Sanae Takaichi ha definito l’attuale contesto internazionale come il più critico dalla Seconda guerra mondiale. Facendo leva sulle crescenti capacità missilistiche della Corea del Nord e sulla pressione sino-russa nei mari, il governo punta a trasformare l’allarme esterno in un acceleratore di riforme. Con una maggioranza superiore ai due terzi, Takaichi mira a normalizzare l’aumento della spesa militare al 2% del PIL, superando i decennali tabù della Costituzione pacifista. In questo scenario, Taiwan non è solo un nervo scoperto, ma il potenziale casus belli che giustificherebbe una dottrina di difesa proattiva, dove la prontezza operativa e la centralizzazione del potere decisionale diventano i nuovi pilastri della sovranità giapponese.
La Premier del Giappone accelera sul riarmo e la revisione costituzionale sfruttando le tensioni regionali
L’integrazione tra sicurezza e politica industriale segna un cambio di postura epocale: l’allentamento dei vincoli sull’export militare non è un dettaglio tecnico, ma una strategia per rendere sostenibile e competitivo il comparto della difesa. Takaichi propone una visione di “geoeconomia totale” che unisce il controllo degli investimenti esteri, l’autonomia nelle catene di approvvigionamento delle terre rare e il ritorno al nucleare energetico. Questa ristrutturazione dello Stato trasforma la protezione in una preparazione permanente alla crisi, riducendo le dipendenze strategiche da Pechino. Tuttavia, il rischio resta l’instabilità: una postura costruita sull’emergenza costante potrebbe innescare una pericolosa corsa agli armamenti, rendendo la deterrenza un fragile equilibrio di nervi in tutta l’Asia.













