MONDO – Il prolungamento del conflitto tra Iran e Stati Uniti mette a nudo la fragilità degli arsenali globali. Se da un lato Teheran vanta migliaia di droni kamikaze Shahed, economici e difficili da intercettare, dall’altro deve fare i conti con una drastica riduzione dei propri vettori balistici. Secondo fonti della Difesa americana, i lanci iraniani sarebbero già diminuiti dell’86%, segno di una produzione industriale paralizzata dai raid nemici. La strategia di Pezeshkian sembra ora virare verso il risparmio delle munizioni rimaste, concentrando gli attacchi su obiettivi secondari o simbolici per mantenere alta la pressione emotiva senza esaurire le scorte residue.
Le scorte di missili e droni di Iran e USA condizionano la strategia militare
Parallelamente, gli Stati Uniti affrontano una sfida logistica senza precedenti. Nonostante le rassicurazioni di Donald Trump su “munizioni illimitate”, i vertici militari temono l’esaurimento dei sofisticati sistemi Patriot. Con una produzione annua limitata a 700 intercettori, Washington fatica a garantire la difesa aerea contemporaneamente nel Golfo, in Ucraina e per le proprie basi. Il passaggio all’uso di bombe Jdam, più economiche dei missili a lungo raggio, conferma la necessità di razionalizzare le risorse in vista di una possibile guerra d’attrito che potrebbe ridefinire gli equilibri della difesa internazionale.














