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martedì 17 Febbraio 2026
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I mercati USA e l’economia non vanno a braccetto, qual è la realtà?

WASHINGTON (USA) – I mercati USA e l’economia non vanno a braccetto, qual è la realtà?

di GIACOMO CALEF – NS PARTNERS

ASPETTATIVE DEI MERCATI IN USA CONTRO LA REALTÀ

Secondo certi economisti, c’è una differenza significativa tra le aspettative degli investitori per l’economia americana, riflesse nei mercati, e le conclusioni che si possono trarre dai dati macroeconomici. I mercati spererebbero in una recessione moderata nel 2023, seguita da una ripresa economica nel 2024. La recessione potrebbe ridurre l’inflazione fino al 3% entro la fine dell’anno, con un conseguente taglio dei tassi d’interesse dell’1,5% nel 2024. Essenzialmente, le aspettative sono di un ritorno allo scenario goldilocks, il contesto ideale per i mercati finanziari, caratterizzato da un’inflazione tra il 2 e il 4% e da tassi d’interesse tra il 2 e il 3%. Ad ogni modo, il contesto macroeconomico può far trarre conclusioni differenti. Innanzitutto, certi economisti ritengono che l’inflazione core, ovvero quella che esclude i prezzi volatili di alimenti ed energia, si stabilizzerà intorno al 4% per un lungo periodo, diventando la nuova normalità.

FORSE RECESSIONE?

La previsione è basata sulla tesi che per ridurre l’inflazione al target del 2%, la Federal Reserve dovrebbe alzare i tassi in maniera talmente elevata da causare una seria recessione. L’inflazione strutturale era già in aumento prima del Covid, e potrebbe essere troppo resistente per ridursi senza gravi conseguenze per l’economia. L’aumento dei prezzi è determinato da vari fattori, come la politica fiscale ultra-espansiva del governo e la de-globalizzazione che causa il rincaro delle materie prime. Inoltre, il maggiore potere contrattuale dato ai lavoratori dai leader politici causa un aumento dei salari. La tesi dei mercati che sostiene una recessione negli Stati Uniti può essere smentita dai dati macroeconomici. In primo luogo, i livelli di occupazione rimangono particolarmente elevati, con un’aggiunta di 339,000 posti di lavoro a maggio contro i 190,000 previsti. Inoltre, il mercato immobiliare si sta stabilizzando. Infine, la crisi delle banche regionali rende difficile un’ulteriore stretta monetaria, che sarebbe la causa maggiore di recessione.

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