SVIZZERA – L’economia del Canton Ticino attraversa una fase di rallentamento congiunturale, condizionata dalla debolezza della domanda globale, dai costi operativi crescenti e dall’incertezza geopolitica. I consumi interni restano deboli: la fiducia dei consumatori è ai minimi, con l’Indice SECO stabile a -32,8 punti, comprimendo i volumi del commercio al dettaglio. Le stime ufficiali della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) prevedono una crescita del PIL svizzero limitata allo 0,9% per l’anno in corso, con impatti diretti sull’indotto cantonale.
Mercato del lavoro: il nodo frontalieri e stipendi e il PIL
Nonostante la frenata economica, il mercato del lavoro evidenzia dinamiche complesse. I lavoratori frontalieri in Ticino hanno toccato la cifra record di 79.121 unità (+0,6% su base trimestrale). Parallelamente, i costi di manodopera registrano una spinta verso l’alto: l’entrata in vigore dei salari minimi cantonali e la rigidità dei contratti collettivi nazionali hanno progressivamente ridotto la storica competitività di costo del Cantone nei confronti della vicina Lombardia.
Industria e Tech tra calo dell’export e delocalizzazione
I settori chiave del territorio riflettono la crisi dei partner commerciali europei. Il comparto tecnologico ed elettromeccanico mostra flessioni marcate nelle esportazioni e una contrazione dei livelli occupazionali. In questo scenario, come monitorato costantemente dai dati dell’Ufficio di statistica del Canton Ticino (USTAT), si accentuano i rischi di delocalizzazione produttiva verso mercati con minori costi operativi.
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