SVIZZERA – L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha squarciato il velo di fragilità che avvolge la politica estera dell’Unione Europea, lasciando Bruxelles in preda a un’evidente paralisi decisionale. Per settimane, i leader europei hanno monitorato con ansia il dispiegamento militare ordinato da Donald Trump, oscillando tra la speranza di un dialogo e il timore di un conflitto aperto che oggi è realtà. Di fronte all’offensiva, l’UE è apparsa scoordinata e priva di una reale influenza diplomatica. Mentre le capitali si affannano per garantire la sicurezza di migliaia di cittadini bloccati nell’area, lo spettro di una crisi economica globale si fa concreto: la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz minaccia direttamente le catene di approvvigionamento e i costi energetici europei. In questo scenario di caos, la priorità sembra essere diventata la gestione dell’emergenza logistica, mentre il peso politico dell’Europa svanisce sotto i colpi dei missili, confermando l’incapacità cronica dei Ventisette di agire come un blocco unitario e coeso nelle crisi internazionali più acute che toccano da vicino i propri interessi strategici.
Mentre Washington e Tel Aviv colpiscono Teheran, l’Unione Europea si spacca: tra la linea dura di Von der Leyen e le cautele di Madrid e Berlino, il futuro è incerto
Al centro della frattura europea emerge uno scontro di visioni che contrappone le istituzioni comunitarie ai singoli governi nazionali. Se da un lato Francia, Germania e Regno Unito hanno formalizzato una posizione difensiva contro le ritorsioni di Teheran, dall’altro la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha alzato i toni invocando una “transizione credibile” in Iran, una mossa interpretata da molti come un appoggio esplicito al cambio di regime. Questa linea dura si scontra con il fronte critico guidato dalla Spagna e dalle prudenze di Berlino, che temono di alienarsi definitivamente la Casa Bianca. Il vero dilemma politico per l’Europa resta infatti il rapporto con Trump: il timore è che una gestione errata della crisi mediorientale possa spingere il Presidente americano a disimpegnarsi ulteriormente dal conflitto in Ucraina, lasciando il continente scoperto su due fronti bellici. Tra la necessità di condannare l’Iran e il bisogno di non irritare Washington, l’Europa rischia di restare schiacciata, pagando il prezzo più alto di una guerra che non ha né voluto né saputo prevenire, con pesanti ricadute sulla governance globale.














