MONDO – Il corridoio del Mediterraneo orientale è diventato il nuovo epicentro di una crisi che vede Israele e Turchia contrapposti in una pericolosa escalation militare. L’attivazione di un accordo trilaterale di coordinamento tra Israele, Grecia e Cipro, focalizzato sullo scambio di intelligence e sul contrasto ai droni, ha innescato una reazione immediata ad Ankara. Il governo di Erdogan, sostenuto dai rapporti delle agenzie di sicurezza come il MIT, considera ormai lo Stato ebraico la principale minaccia alla sicurezza nazionale. Mentre Benjamin Netanyahu avverte apertamente contro le “ambizioni imperiali” turche, la Turchia risponde potenziando la propria aeronautica e le capacità tecnologiche. La morte improvvisa del generale libico Haddad ad Ankara e la proroga della presenza militare turca in Libia aggiungono ulteriore instabilità a un quadro in cui la diplomazia sembra aver ceduto il passo alla mobilitazione delle forze armate.
Crescono le tensioni militari tra droni, alleanze strategiche e il nodo della Siria
Le proiezioni strategiche indicano che il terreno di un possibile scontro diretto potrebbe essere la Siria, dove gli interessi dei due Paesi collidono frontalmente. Secondo gli analisti e i recenti sondaggi del Jewish People’s Institute, la percezione di Israele verso la Turchia è mutata: Ankara non è più solo una potenza regionale, ma un rivale militare diretto dotato di sistemi missilistici e navali avanzati. Le tensioni sono alimentate anche dal complesso gioco di alleanze ad Aleppo e dal ruolo ambiguo di Hezbollah; il Ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha denunciato interferenze che ostacolerebbero gli equilibri in territorio siriano. In questo scenario di estrema polarizzazione, il rischio di un incidente tattico nel Mediterraneo o lungo i confini siriani rimane altissimo, trasformando la storica rivalità politica in una preparazione concreta a un conflitto di vasta scala.












