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La posta in gioco e perché domani a Jackson Hole il mercato non troverà le risposte che cerca

LUGANO – Aggiornamento sui mercati e sugli investimenti a cura di Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma Capital Markets. Domani il presidente della Federal Reserve parlerà a Jackson Hole, il simposio annuale delle banche centrali mondiali. È un evento tecnico, ma spesso pieno di implicazioni per i mercati. Quest’anno, arriva in un momento delicato in quanto i mercati si aspettano un taglio dei tassi già a settembre, ma i verbali della Fed dicono il contrario: l’inflazione preoccupa ancora. La posta in gioco sarà il modo in cui Powell formulerà il suo discorso. Basta una frase più morbida (ad esempio se lasciasse intendere che il target del 2% sull’inflazione è più “flessibile”) per far pensare a un cambio di rotta. E i mercati potrebbero reagire subito con un mini rally. E qui torna in gioco il FAIT. Nel 2020 Powell ha introdotto il FAIT (Flexible Average Inflation Targeting). In parole povere, la Fed non alza più i tassi appena l’inflazione supera il 2%, ma “tollera” che stia sopra per un po’, per fare la media con i periodi in cui è stata troppo bassa. L’idea era aiutare l’economia, ma ha funzionato male in quanto la Fed ha agito tardi nel 2021–2022 (ricordate la frase “l’inflazione è transitoria”?), l’inflazione è esplosa sopra il 9%, Powell ha perso credibilità. Ora, Powell potrebbe iniziare a smontarlo, segnalando un ritorno a un approccio più classico e preventivo.

Domani a Jackson Hole il mercato non troverà le risposte che cerca: quindi cosa aspettarsi?

Se Powell sarà “hawkish” (approccio duro, per cui niente taglio perché l’ inflazione rimane il problema primario, più dell’occupazione, come indicato già nelle minute di ieri), allora avremo probabilmente un dollaro più forte, tassi lunghi più alti, borse giù (soprattutto growth e small cap). Se invece sarà “dovish” (approccio accomodante, per cui più flessibilità e attenzione al lavoro, poco probabile perché andrebbe contro quanto pubblicato nelle minute), allora avremo probabilmente un rally temporaneo su azioni e bond. Ma attenzione: il taglio potrebbe avvenire non perché l’inflazione è sotto controllo, ma perché l’occupazione si sta deteriorando. In quel caso, i mercati salirebbero per un po’, ma poi tornerebbero a scendere quando si rendono conto che l’economia sta rallentando davvero, e il problema è più grave di quanto previsto. Certo è che non è una situazione facile per la Fed. Quello che possiamo già intuire è sicuramente che Jackson Hole non ci dirà con certezza cosa farà la Fed, ma ci dirà quanto sono nervosi i mercati e quanto vogliono credere a un “pivot”. Credo fortemente che il  verdetto arriverà con il report sul lavoro (NFP) del 5 settembre. Un bel bivio. Fino ad allora, Powell gioca con le aspettative. E i mercati con i nervi.

 

 

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