SVIZZERA – L’agricoltura svizzera sta affrontando con coraggio la sfida imposta dal cambiamento climatico, sperimentando colture in grado di resistere all’innalzamento delle temperature e alla siccità . Un esempio lampante è la coltivazione del riso, pianta originaria dell’Asia, che oggi si fa spazio tra i campi tradizionali di patate e barbabietole, come nella campagna bernese. L’insolito paesaggio di risaie allagate, con i chicchi scuri a maturazione, è il frutto dell’ingegno di pionieri come i fratelli Guillod, i maggiori produttori di riso a nord delle Alpi in Svizzera. Per Léandre Guillod, l’agronomo a capo dell’azienda agricola ad Aarberg, la scelta dell’Oryza sativa è una “passione” e, soprattutto, una strategia lungimirante. Mentre le colture convenzionali lottano contro il caldo e la carenza idrica, il riso – in particolare quello destinato anche al sushi – trova nelle nuove condizioni climatiche un potenziale inatteso, trasformando un rischio in opportunità .
Il riso svizzero: tra speranza e resilienza climatica
Nonostante la promessa di adattabilità , il percorso del riso in Svizzera non è esente da ostacoli. Sebbene l’aumento delle temperature globali possa teoricamente favorire questa coltura che “più fa caldo, meglio è”, la sua crescita è legata a cicli critici e a un clima che rimane imprevedibile. L’esperienza della risaia di Aarberg lo dimostra: l’annata 2025, a causa delle poche settimane di forte caldo estivo, ha dimezzato la produzione rispetto all’eccezionale raccolto precedente, stimandosi in sole 3 tonnellate per ettaro. Questo evidenzia il “rischio con il riso” e la sua sensibilità alle variazioni termiche, in particolare durante la fioritura. Tuttavia, i margini di miglioramento e il potenziale stimato di 1.000 ettari coltivabili in Svizzera spingono gli agricoltori a rimanere fiduciosi. La diversificazione, che include anche lenticchie, ceci e lupini, si conferma la via maestra per un’agricoltura alpina resiliente, in cui il chicco asiatico potrebbe rappresentare l’alimentazione “del futuro”.




