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Le Regioni Mediterranee chiamano Bruxelles: i territori al centro della sfida climatica

EUROPA – Il Mediterraneo è il cuore pulsante e, al contempo, il fronte più esposto della crisi climatica in Europa. Dalle coste alle campagne, fino ai parchi, le regioni del Sud e vivono in prima linea gli impatti di desertificazione, scarsità idrica e fenomeni estremi, trasformando le aree costiere in veri e propri laboratori di adattamento per l’intera Unione. A fronte di perdite di biodiversità e pressioni crescenti sulle infrastrutture, la richiesta a Bruxelles è chiara: servono risorse stabili e una governance condivisa. Durante la Settimana europea delle regioni e delle città 2025, dal sud Europa hanno lanciato una proposta a sostegno della Conferenza delle regioni periferiche marittime, chiedendo di rimettere i territori al centro della transizione climatica e sostenere questa urgenza con maggiori fondi della Politica di Coesione post-2027. La Commissione Europea, con la revisione della politica di coesione, riconosce già l’importanza di questi fondi per la riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030, ma la sfida cruciale è tradurre le strategie in resilienza locale.

Dal sud la sfida climatica

La sfida idrica rappresenta l’urgenza più stringente. Con quasi 2800 chilometri di coste e un territorio vulnerabile a siccità e frane, la crisi idrica, causata da un calo del 50% delle piogge invernali e dall’aumento delle temperature, è diventata una condizione permanente. Come sottolineato dai rappresentanti regionali, se le regioni mediterranee non reggono, non regge l’intero sistema europeo. Per affrontare questa situazione, il focus si sposta sull’efficienza: il sud ha intrapreso un processo di riorganizzazione della governance idrica, accorpando gli ambiti territoriali per contrastare la frammentazione e le perdite di rete. Nonostante gli sforzi locali, il successo di queste azioni dipende dal reperimento di risorse consistenti e dalla consapevolezza europea della diversità dei suoi territori. I fondi Ue di Coesione, inclusi quelli resi più accessibili dalla revisione di metà periodo per la resilienza idrica, devono diventare lo strumento principale per finanziare il nuovo modello di gestione e sostenere le imprese nella transizione verde.

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