FOCUS – Le rotte del petrolio rappresentano le arterie pulsanti dell’economia globale, un reticolo logistico attraverso cui transita circa il 60% del greggio mondiale via mare. Questo sistema connette i giganti della produzione, come il Medio Oriente, la Russia e le Americhe, ai poli industriali e di consumo in Asia, Europa e Stati Uniti. La stabilità di questo flusso è però appesa a un filo sottile: i cosiddetti chokepoint, punti di strozzatura geografica dove la navigazione si restringe e la vulnerabilità aumenta esponenzialmente. La chiusura o l’instabilità di uno solo di questi passaggi obbligati può innescare shock immediati sui prezzi del barile, destabilizzando le borse mondiali e gonfiando l’inflazione energetica. In questo scacchiere, la geografia diventa destino economico, trasformando semplici canali naturali in asset strategici di importanza primaria per la sicurezza nazionale di ogni Stato. La gestione di queste rotte non è solo una questione di logistica mercantile, ma il vero fulcro della geopolitica contemporanea, dove il controllo dei flussi energetici definisce i rapporti di forza tra le superpotenze e i mercati emergenti.
Tra colli di bottiglia e tensioni geopolitiche, ecco perché lo stretto di Bab el-Mandeb è la “Porta” che regge i mercati mondiali
Al centro di questo equilibrio precario si trova lo stretto di Bab el-Mandeb, suggestivamente noto come la “Porta delle Lacrime”. Largo appena 32 km, questo passaggio separa la penisola arabica dal Corno d’Africa, fungendo da imbuto vitale tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Attraverso le sue acque transita il 12% del commercio marittimo globale e il 30% del traffico container, rendendolo essenziale per gli scambi tra Europa e Asia. Diviso dall’isola di Perim in due canali, lo stretto è oggi un epicentro di altissima tensione geopolitica; gli attacchi dei ribelli Houthi e la pirateria hanno trasformato questa rotta in una zona ad alto rischio, sorvegliata costantemente dalle marine internazionali. Il suo nome arabo, storicamente legato alla pericolosità della navigazione, risuona oggi con un nuovo significato: la fragilità di un sistema che dipende da un passaggio così stretto e conteso. Proteggere Bab el-Mandeb significa garantire la sopravvivenza delle catene di approvvigionamento moderne, poiché un blocco prolungato in questo punto critico costringerebbe le petroliere a circumnavigare l’Africa, con costi e ritardi insostenibili per il sistema mondo.














