LUGANO – La nomina di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, a nuova Guida Suprema dell’Iran conferma che l’asse più intransigente del regime resta saldo al potere. L’Assemblea degli Esperti ha ufficializzato la scelta in un momento di massima tensione regionale, a poco più di una settimana dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele che hanno ucciso il precedente leader iraniano.
Una successione che rafforza gli estremisti
Secondo le fonti internazionali, la nomina di Mojtaba — figura da anni influente negli equilibri interni della Repubblica Islamica — rappresenta una chiara continuità con la linea dura del padre. Le Guardie Rivoluzionarie hanno immediatamente giurato fedeltà al nuovo leader, segnalando che il potere rimane nelle mani dell’ala più radicale del regime.
La scelta, avvenuta sotto forte pressione dell’apparato militare e religioso, indica che Teheran non ha alcuna intenzione di moderare la propria postura strategica, soprattutto mentre la guerra con Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi.
Guerra in escalation: attacchi incrociati e instabilità regionale
Nelle ultime ore si sono registrati nuovi raid israeliani su Beirut e su obiettivi in Iran, mentre Teheran ha risposto colpendo diversi Paesi del Golfo. La guerra, ormai estesa e definita “totale” da analisti e fonti iraniane, rischia di trascinare l’intera regione in un conflitto prolungato, con impatti immediati sui mercati globali.
Petrolio e gas in forte rialzo: mercati asiatici in caduta
La nomina di Mojtaba Khamenei e l’intensificarsi della guerra hanno avuto un effetto immediato sui mercati energetici. Alla riapertura delle contrattazioni, il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, un livello che non si vedeva dal 2022. L’impennata è stata accompagnata da un aumento significativo anche del gas naturale, mentre le borse asiatiche hanno registrato forti ribassi, penalizzate dal rischio geopolitico crescente e dal timore di un conflitto prolungato tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Secondo analisti internazionali, se la guerra dovesse continuare — come appare probabile — i prezzi di petrolio e gas potrebbero mantenersi su livelli elevati o addirittura salire ulteriormente, alimentando pressioni inflazionistiche globali.













