EUROPA – L’Europa attraversa oggi una fase di sfide esistenziali, dalla minaccia russa in Ucraina alle incertezze del rapporto transatlantico. Tuttavia, l’ostacolo più insidioso non è solo esterno, ma risiede in una narrativa mediatica che dipinge il continente come costantemente “inerte o impotente”. Come suggeriva il personaggio di Settembrini ne La montagna incantata, è necessario rifiutare la tentazione di compiacersi nell’autocommiserazione. Troppo spesso si giudica l’Unione Europea sulla base di un ideale mitologico e irraggiungibile, ignorando i passi avanti compiuti. Questo disfattismo rischia di alimentare un circolo vizioso: la percezione di debolezza spinge i singoli Stati a ripiegare su interessi interni, minando quella “Europa potenza” che richiederebbe invece investimenti strutturali e una visione lucida della realtà geopolitica attuale.
Verso un’autonomia strategica basata su fatti concreti e solidarietà reale
Per invertire la rotta e superare l’ultimo miglio dei percorsi strategici, è fondamentale trasformare i progetti in misure percepibili dai cittadini. Non basta enunciare la volontà di una difesa comune o di un rilancio della produttività (come suggerito dai rapporti Draghi e Letta); serve conquistare la fiducia dell’industria e consolidare “solidarietà di fatto” che resistano alle mutazioni politiche nazionali. L’unità mostrata di fronte all’aggressione russa è un segnale di maturità che va rivendicato con meno timidezza dai governi. Solo attraverso la crescita economica, la diversificazione delle alleanze globali e il rafforzamento delle capacità militari, l’Europa potrà smettere di essere vittima dei propri stereotipi e iniziare a incidere concretamente sul futuro, definendo i propri confini e valori non su teorie astratte, ma sulla forza degli avvenimenti.














