DAVOS – Il World Economic Forum (WEF) si conferma un colosso finanziario nel panorama delle organizzazioni no-profit, registrando entrate per 469 milioni di franchi svizzeri (circa 504 milioni di euro) nell’anno fiscale 2024-2025. Fondata nel 1971 da Klaus Schwab, la fondazione di Ginevra ha trasformato l’incontro annuale di Davos in un club esclusivo dai costi d’accesso elitari. Partecipare come “Strategic Partner” può costare fino a 628.000 dollari, mentre i membri individuali versano circa 52.000 dollari, a cui si aggiunge una quota di ammissione di 19.000 dollari a persona. Questo flusso di capitale sostiene un evento che oggi richiama oltre 3.000 leader globali, tra cui oltre 60 capi di Stato e i CEO delle multinazionali più influenti, tutti riuniti sotto il tema dell’edizione attuale: “A Spirit of Dialogue“.
L’impegno della Svizzera a Davos
Nonostante il prestigio internazionale, l’organizzazione di Davos richiede uno sforzo economico e logistico imponente per la Svizzera. Per l’edizione 2026, la gestione della sicurezza ha raggiunto il limite massimo di spesa di 9 milioni di franchi, ripartiti tra la Confederazione (25%), il Cantone dei Grigioni (21,7%), il Comune di Davos (3,3%) e la Fondazione WEF (50%). A questa cifra si aggiunge l’impiego di circa 5.000 militari, i cui costi sono coperti dal budget ordinario del Dipartimento della Difesa per circa 32 milioni di franchi annui. Nonostante l’incremento delle tariffe per le forze di polizia extracantonali e le possibili complicazioni logistiche legate a figure di alto profilo, il Forum rimane un asset strategico per l’economia svizzera, capace di generare un indotto significativo per il settore turistico e diplomatico del Paese.












