MONDO – Il recente vertice “Shield of the Americas” a Doral ha sancito una svolta autoritaria nella strategia statunitense verso il Sud del mondo. Sotto l’egida di Marco Rubio, l’amministrazione Trump ha riunito i leader di Argentina, El Salvador e altri partner conservatori per formalizzare una coalizione mirata al contrasto del narcotraffico e dell’immigrazione clandestina. Tuttavia, dietro la retorica della sicurezza, emerge il reale obiettivo di Washington: smantellare l’influenza tecnologica e infrastrutturale della Cina nella regione, proponendo una struttura di potere che integra cooperazione militare e controllo delle risorse strategiche, trasformando la lotta al crimine in uno strumento di egemonia politica.
Sicurezza e influenza: il piano di Washington per riprendere il controllo del continente
Questa nuova architettura sta però spaccando il continente, segnando il tramonto del multilateralismo tradizionale. Grandi assenti come Brasile, Messico e Colombia rifiutano una visione che subordina l’autonomia nazionale alle priorità del Pentagono. Mentre i paesi aderenti allo “Scudo” godranno di finanziamenti e supporto militare, i giganti guidati da leader di sinistra temono una pericolosa polarizzazione. Il rischio concreto è che l’America Latina torni a essere un campo di battaglia della Guerra Fredda, dove la crescente pressione degli Stati Uniti spinge i governi non allineati a cercare rifugio economico e difensivo negli assi di Pechino e Mosca.














