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L’UNESCO accoglie lo sguardo pionieristico di Annemarie Schwarzenbach ed Ella Maillart

SVIZZERA Un riconoscimento solenne ha illuminato la Biblioteca Nazionale Svizzera, con l’iscrizione dei fondi di Annemarie Schwarzenbach ed Ella Maillart nel prestigioso registro “Memoria del Mondo” dell’UNESCO. La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha celebrato questo importante evento, sottolineando la straordinaria eredità di due figure femminili che hanno saputo trascendere i confini geografici e culturali con la loro instancabile sete di conoscenza e il loro acuto spirito di osservazione. “È con onore e gioia che partecipo oggi qui, presso la Biblioteca Nazionale, a questa serata di omaggio a due donne eccezionali, intellettuali, sorprendenti, emblematiche, alla ricerca di umanità e di mete coraggiose,” ha esordito la consigliera federale Baume-Schneider nel suo discorso. Entrambe nate in famiglie agiate, Schwarzenbach e Maillart divennero testimoni dirette delle profonde trasformazioni del loro tempo. Armate di macchina da scrivere e delle loro fedeli Leica e Rolleiflex, si spinsero ai confini del mondo, catturando attraverso la fotografia, il cinema e la letteratura la vibrante realtà che incontravano lungo il loro cammino.

Le collezioni Annemarie Schwarzenbach ed Ella Maillart

L’inclusione delle loro collezioni nel Registro internazionale della Memoria del Mondo dell’UNESCO sancisce il valore universale del loro lavoro. “Celebriamo due spiriti universali, due donne svizzere coraggiose e indipendenti che, pioniere nel campo del reportage e della scrittura di viaggio, ci hanno permesso di aprire le porte all’altrove, di incontrare l’altro attraverso la sostituzione,” ha aggiunto la consigliera federale. Il discorso ha poi toccato le motivazioni intrinseche al viaggio, interrogando il pubblico sulle ragioni che spingono l’essere umano ad esplorare l’ignoto. Per Schwarzenbach e Maillart, il viaggio assumeva una profondità quasi esistenziale. La ginevrina Ella Maillart affermava: “Alla fine del viaggio ho sempre trovato me stessa“, mentre per Annemarie Schwarzenbach il viaggio era “un’immagine concentrica della nostra esistenza“. Il loro leggendario viaggio in Afghanistan nel 1939 ha assunto un significato ancora più pregnante alla luce degli eventi contemporanei. La domanda posta allora da Annemarie Schwarzenbach – “Afghanistan, terra di libertà? Terra di avventure? Paese romantico, paese del futuro?” – risuona oggi con una tragica attualità, come sottolineato dalla consigliera federale.

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