LUGANO – I mercati delle materie prime hanno registrato una brusca frenata, complice il clima geopolitico più disteso e il rafforzamento del dollaro statunitense. La distensione è arrivata dopo la telefonata tra i leader di Cina e Stati Uniti e in vista dei colloqui con l’Iran previsti nei prossimi giorni, elementi che hanno ridotto il premio al rischio incorporato nei prezzi delle commodity. L’argento è stato il più colpito, con un crollo vicino al 15%, mentre oro, petrolio greggio e rame hanno perso circa il 2%. La dinamica riflette un’ondata di prese di profitto e la chiusura di posizioni speculative, in un contesto in cui gli investitori hanno trovato nel dollaro forte un motivo aggiuntivo per ridurre l’esposizione.
Materie prime in calo: dollaro forte
Un biglietto verde in rafforzamento tende infatti a pesare su tutte le materie prime denominate in dollari, rendendole più costose per gli acquirenti internazionali e favorendo un movimento di ribilanciamento dei portafogli. Il mercato resta ora in attesa dei prossimi sviluppi diplomatici, che potrebbero continuare a influenzare la volatilità delle commodity nelle prossime sedute.












