MERCATI – Che la forza dello scenario goldilocks sia con noi. Il commento di Fabrizio Quirighetti, CIO e Head of Multi-Asset di DECALIA. Il 2026 è iniziato in modo molto simile al 2025: con rumore, furore, molte variabili… e, finora, performance di mercato positive. A un mese dall’inizio dell’anno, sono già successe molte cose. Sul fronte geopolitico, il Venezuela, l’Iran e la Groenlandia ovviamente sono stati temi caldi, insieme al discorso del Presidente Trump al WEF di Davos. Per quanto riguarda la politica nazionale, l’indipendenza della Fed continua a essere messa in discussione, il governo degli Stati Uniti potrebbe subire uno shutdown a causa delle uccisioni a colpi di arma da fuoco da parte degli agenti dell’ICE, il parlamento giapponese è stato sciolto e in Francia ci sono nuovi sviluppi in materia di bilancio. Le notizie economiche includono i dati chiave pubblicati negli Stati Uniti, mentre sui mercati finanziari è iniziata la stagione degli utili del 4° trimestre, con un’impennata dei prezzi di oro e argento, indici azionari in forte crescita (soprattutto fuori dagli Stati Uniti), forti rotazioni di settori/stili, nuovi minimi storici per il dollaro e la lunga volatilità dei tassi in Giappone. Abbiamo tutti un disperato bisogno di serenità, ma temo che non arriverà presto.
I mercati continuano a beneficiare di un contesto favorevole
Fatte queste premesse, i mercati continuano a beneficiare di un contesto favorevole, confermato dagli ultimi dati economici USA e dai primi risultati di bilancio. La crescita globale è resiliente, la disinflazione prosegue e le condizioni monetarie registrano un graduale allentamento. Sul fronte azionario, il tema dell’IA naturalmente continua a imperversare, creando narrazioni che ora si stanno diffondendo anche al di fuori degli Stati Uniti e del settore tecnologico. Le questioni legate ai piani fiscali e alla (geo)politica in generale influiscono sempre più sul mercato obbligazionario (causando volatilità), sulle materie prime (facendo salire il prezzo dell’oro come bene rifugio) e sulle valute (dove il dollaro USA è una vittima collaterale delle politiche di Trump). Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi? Nel complesso, le nostre prospettive macroeconomiche restano favorevoli per gli asset rischiosi. Prevediamo una solida crescita economica in tutte le principali regioni, forse anche con un lieve rafforzamento a fronte di minori vantaggi derivanti dai dazi, un impulso fiscale positivo e condizioni finanziarie accomodanti. L’inflazione dovrebbe tornare agli obiettivi della banca centrale nella seconda parte del 2026, completando la normalizzazione della politica monetaria. Infine, riteniamo che il boom dell’IA continuerà a offrire ulteriori vantaggi, non solo tramite capex e investimenti in infrastrutture energetiche, ma anche grazie alla sua progressiva diffusione in futuro. In questo contesto, continuiamo a considerare poco probabile uno scenario di recessione “naturale”.
Performance da inizio anno di alcuni segmenti del mercato azionario
I mercati non USA hanno sovraperformato e i Magnifici 7 inseguono i titoli small cap statunitensi. Tra i rischi di ribasso destinati a presentarsi inaspettatamente lungo il percorso ci sono quelli legati alle pressioni sui tassi di interesse (inflazione persistente, timori sulla sostenibilità delle politiche fiscali, conseguenze della svalutazione della valuta) o, al contrario, un brusco rallentamento dell’attività economica e del mercato del lavoro in particolare. I mercati potrebbero crollare anche per una ragione che consapevolmente ignoriamo, se non per un grave evento geopolitico. In questo contesto molto insolito, la resilienza del portafoglio e la capacità di adattamento dei gestori saranno sicuramente più importanti del solito per orientarsi nel miglior modo possibile nel confuso quadro attuale. Di conseguenza, restiamo sostanzialmente neutrali e in modalità di attesa a livello di portafoglio, rimanendo investiti in modo costruttivo ma cautamente diversificato e bilanciato. Questo posizionamento riflette un approccio prudente a fronte di valutazioni complessivamente eccessive, della grande incertezza geopolitica e dei numerosi possibili effetti dei rischi coda. Questo dovrebbe contribuire a migliorare i rendimenti corretti per il rischio, attenuando gli inevitabili scossoni del mercato e le rotazioni settoriali, mantenendo una flessibilità sufficiente per adeguarsi ai cambiamenti.
L’esposizione obbligazionaria
In termini di esposizione obbligazionaria, il carry tende a influire più della duration nella valutazione delle opportunità attuali. La selettività resta cruciale, con particolare attenzione per il credito e il debito emergente. Indubbiamente, i titoli di Stato a lungo termine possono ancora rappresentare un importante elemento di diversificazione in scenari avversi, come recessioni o crisi finanziarie. Per contro, assumere un rischio di credito eccessivo offre un potenziale di rialzo limitato e non è in linea con una costruzione del portafoglio bilanciata. In questo scenario, ci stiamo orientando verso il debito emergente in valuta locale, che dovrebbe beneficiare dell’attuale combinazione di crescita globale positiva, calo dei tassi e del dollaro USA, potenziale dell’IA – soprattutto per l’Asia – e aumento dei prezzi delle materie prime – per le altre regioni, offrendo al contempo le migliori opportunità relative in termini di carry, rapporto beta/crescita e valutazioni. Poiché riteniamo che offra rendimenti corretti per il rischio migliori rispetto all’HY, abbiamo aumentato l’esposizione al debito emergente in valuta locale da sottopeso a leggermente sottopeso.














