MILANO – Mercati in tensione: la guerra commerciale si riapre con le terre rare al centro. Il commento di Carlo De Luca, Responsabile asset management, Gamma Capital Markets. Donald Trump ha minacciato un “massiccio aumento dei dazi” contro la Cina dopo i nuovi controlli imposti da Pechino sulle esportazioni di terre rare. Il tema è cruciale: la Cina produce da sola quasi il 70% della fornitura globale di questi 17 metalli indispensabili per magneti, chip, batterie, turbine e applicazioni militari. Negli ultimi giorni, Pechino ha esteso i controlli anche ad alcune terre rare “pesanti”, più difficili da sostituire, consolidando di fatto il suo potere strategico. Washington vede la mossa come una minaccia diretta, anche perché molte supply chain americane – semiconduttori, difesa, energia pulita – dipendono ancora da Pechino. Trump ha quindi scelto di alzare la voce, rilanciando lo spettro di una nuova guerra commerciale, mentre la Cina ha risposto con nuove tasse portuali sulle navi USA e un’indagine antitrust contro Qualcomm.
Mercati in tensione: la guerra commerciale si riapre con le terre rare al centro
Il mercato, reduce da una serie di massimi storici, ha reagito in modo immediato: prese di profitto sui tech, rafforzamento della domanda di oro e Treasury, e una corsa alla volatilità. Sul piano più ampio, il tema delle terre rare è tornato al centro del confronto geopolitico: Pechino controlla la catena completa, dall’estrazione alla raffinazione. Gli Stati Uniti stanno cercando di ricostruire una filiera alternativa, ma servono anni. Ogni restrizione cinese può mettere in crisi interi segmenti industriali occidentali. In sintesi: le terre rare sono il nuovo campo di battaglia del 2025. Non è solo tensione politica: è un nodo industriale, tecnologico e strategico che può ridisegnare gli equilibri globali dei prossimi anni.




