LUGANO – Mercati in transizione e ruolo della liquidità nei portafogli. Il punto di Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Management. Commentare i mercati finanziari in una fase come quella attuale è, ancora una volta, un esercizio complesso. L’incertezza rimane elevata e il quadro geopolitico, per usare un eufemismo, estremamente delicato. La prima reazione dei mercati all’attacco all’Iran è stata piuttosto prevedibile: un’immediata impennata del prezzo del petrolio, che ha riportato al centro dell’attenzione lo spettro dell’inflazione nelle economie occidentali. Questo sviluppo complica ulteriormente il lavoro delle banche centrali, e in particolare della Federal Reserve. Per Jerome Powell — o per chi ne raccoglierà il testimone — il contesto non sarà semplice, anche alla luce delle pressioni politiche affinché i tassi di interesse vengano ridotti.
I mercati azionari globali
I mercati azionari globali hanno reagito con un ribasso, ma nel complesso in maniera relativamente composta. Sembra prevalere, almeno per il momento, la speranza che il conflitto non si trasformi in uno scenario prolungato. È interessante chiedersi quale sarebbe stata la reazione dei mercati di fronte a un evento simile venticinque o trent’anni fa. È probabile che i ribassi sarebbero stati significativamente più violenti, segno di quanto la struttura dei mercati e la presenza della liquidità abbiano profondamente modificato le dinamiche di breve periodo. Un elemento curioso è rappresentato dal comportamento dei tradizionali beni rifugio. L’oro non ha reagito con forza — anzi ha corretto in linea con altri asset rischiosi — mentre i tassi a lungo termine sono saliti. Non si è quindi materializzato il classico “flight to quality” che spesso accompagna fasi di tensione geopolitica. Questo suggerisce che gli operatori siano oggi più preoccupati delle implicazioni inflazionistiche di un petrolio più caro che non di un rallentamento ciclico immediato. Il rischio più rilevante, a mio avviso, potrebbe però trovarsi altrove: nel reale valore dell’enorme massa di credito privato oggi presente nei bilanci delle banche e nei portafogli dei fondi specializzati. Negli ultimi mesi alcuni grandi operatori del settore hanno infatti sospeso le redemption dei clienti proprio per la difficoltà di trovare compratori per i loan detenuti in portafoglio. Il vecchio adagio secondo cui “il mercato è liquido finché c’è liquidità” continua a dimostrarsi estremamente attuale. Non è difficile, sotto questo profilo, intravedere alcune analogie con quanto accadde nell’agosto del 2007, quando i primi segnali di tensione nel credito iniziarono a emergere.
Mercati in transizione e ruolo della liquidità nei portafogli
In sintesi, i mercati stanno attraversando una fase di transizione in cui diversi fattori stanno agendo contemporaneamente: le decisioni delle principali banche centrali, le tensioni geopolitiche che influenzano il prezzo del petrolio e i primi segnali di rallentamento del ciclo economico globale. L’attenzione degli investitori si sta progressivamente spostando. Da un lato si osserva una fase di correzione nel settore tecnologico, che negli ultimi anni aveva trainato gran parte della performance dei mercati azionari. Dall’altro tornano al centro dell’attenzione il mercato obbligazionario e alcuni segmenti del credito, soprattutto in uno scenario in cui, nel medio periodo, le politiche monetarie potrebbero tornare più accomodanti. Parallelamente, comparti finanziari come il private credit vengono osservati con maggiore attenzione dopo anni di crescita molto rapida, mentre l’andamento del petrolio rimane una variabile chiave per le prospettive di inflazione e crescita. Nel complesso non emergono segnali evidenti di instabilità sistemica, ma piuttosto una fase di riequilibrio dopo un lungo periodo caratterizzato da abbondante liquidità dei mercati globale. In uno scenario come questo riteniamo opportuno mantenere un approccio prudente e ben diversificato, con particolare attenzione alla qualità degli investimenti e alla gestione della liquidità all’interno dei portafogli.















