MERCATI – Mercati tra due fuochi: la crisi in Iran e i segnali della macroeconomia, a cura di Fabrizio Quirighetti di DECALIA. Sebbene gli sviluppi relativi alla guerra in Iran e ai suoi danni collaterali, come il blocco dello Stretto di Hormuz, i potenziali danni alle infrastrutture energetiche dell’isola di Kharg e, soprattutto, l’andamento dei prezzi dell’energia, continueranno probabilmente a monopolizzare l’attenzione, questa settimana saranno comunque pubblicati alcuni interessanti dati economici. Questi forniranno spunti di riflessione sulla situazione economica immediatamente precedente al conflitto o una prima, seppur parziale, valutazione dell’entità del suo impatto negativo sul clima di fiducia delle imprese e dei consumatori. A questo proposito, l’attenzione si concentrerà sull’indice PMI flash globale di marzo e, in misura minore, sull’indice Ifo tedesco. Per quanto riguarda i consumatori, gli investitori terranno d’occhio l’indicatore di fiducia dei consumatori in Germania e Francia per marzo, nonché la lettura finale dell’indagine sulla fiducia dei consumatori statunitensi dell’Università del Michigan. Guardando indietro al recente passato, verranno pubblicati anche i dati sull’inflazione di febbraio – quindi poco prima dello scoppio del conflitto – da tre economie in cui l’inflazione era già al di sopra dell’obiettivo della rispettiva banca centrale, ovvero Giappone, Australia e Regno Unito.
Mercati tra due fuochi: la crisi in Iran e i segnali della macroeconomia
Restando in Giappone, questa settimana sono attesi anche i risultati dello “shunto” (il processo di negoziazione salariale annuale giapponese), che dovrebbero raggiungere un +5,5% per i lavoratori dei sindacati coinvolti. Ciò significa che potrebbero verificarsi ulteriori pressioni al rialzo sui tassi globali – o forse no – che potrebbero destabilizzare ulteriormente i mercati finanziari, nell’ipotesi che non vi sia un netto miglioramento sul fronte geopolitico. Si noti che i ministri degli Esteri del G7 si riuniranno nei pressi di Parigi giovedì e venerdì, con la guerra in Iran in priorità all’ordine del giorno.














