NAURU – La Repubblica di Nauru, un minuscolo atollo di soli 21 km² nel cuore del Pacifico, detiene il primato di essere la repubblica più piccola del mondo. Nonostante le sue dimensioni, paragonabili a quelle di un piccolo comune, la sua storia è stata tutt’altro che marginale, legata indissolubilmente all’estrazione dei fosfati derivanti dal guano. Questa risorsa, sebbene abbia generato una ricchezza straordinaria in passato – tanto che il nome Nauru significa letteralmente “vado in spiaggia” –, ha portato a una catastrofica distruzione ambientale. L’estrazione massiccia ha reso quasi l’80% del territorio sterile, lasciando dietro di sé cumuli di corallo pietrificato e costringendo l’isola a una forte dipendenza dal cibo importato. Originariamente chiamata “Pleasant Island” (Isola Piacevole) dai britannici per la sua bellezza, Nauru è oggi priva di una capitale ufficiale (sebbene Yaren sia il centro amministrativo de facto) e deve affrontare sfide ambientali e sanitarie estreme.
Dalla ricchezza dei fosfati alla crisi ambientale e sanitaria della nazione più piccola del mondo
La “maledizione dei fosfati” ha innescato una crisi che va oltre la distruzione del paesaggio: la dipendenza dal cibo spazzatura importato, combinata con la mancanza di esercizio fisico, ha causato un’allarmante epidemia di obesità e diabete tra la popolazione. Nauru detiene oggi il più alto tasso di obesità e diabete al mondo, un drammatico riflesso della trasformazione della dieta e dello stile di vita. Inoltre, l’isola deve fare i conti con l’assenza di sorgenti d’acqua dolce. Nonostante queste sfide e una popolazione giovane (età media intorno ai 27 anni), Nauru è stata in passato un’attrazione turistica e, più recentemente, è balzata agli onori della cronaca per la sua controversa attività come paradiso fiscale e per l’offerta di cittadinanza, dimostrando come anche la nazione più piccola possa avere un impatto significativo, sebbene spesso problematico, sulle dinamiche globali.













