MONDO – Il Sultanato dell’Oman ha ospitato un cruciale ciclo di negoziati tra Iran e Stati Uniti, confermandosi mediatore essenziale per la stabilità in Medio Oriente. L’incontro ha visto protagonisti Abbas Araqchi, vice ministro degli Esteri iraniano, e la delegazione USA guidata da Steve Witkoff e Jared Kushner. La novità principale di questo round a Mascate è stata l’adozione di un canale ibrido: oltre al tradizionale scambio di documenti tramite intermediari, si è svolto un raro incontro diretto tra Araqchi e Witkoff. Questo approccio ha permesso di accelerare il confronto sul programma nucleare e sulla revoca delle sanzioni, riducendo le incomprensioni storiche grazie alla “diplomazia silenziosa” di Mascate, che ha garantito un clima di fiducia senza precedenti tra le parti.
Divergenze strutturali e il nuovo peso dell’intermediazione bilaterale sul nucleare
Nonostante l’atmosfera costruttiva, restano nodi complessi legati all’arricchimento dell’uranio e alle ispezioni dell’AIEA. Teheran punta a un dialogo limitato esclusivamente al dossier nucleare, mentre l’amministrazione Trump preme per includere il programma missilistico e le dinamiche regionali. In questo scenario, emerge una chiara marginalizzazione dell’Unione Europea e della Troika (Francia, Germania, Regno Unito). Rispetto ai fasti del JCPOA del 2015, il baricentro diplomatico si è spostato verso un asse bilaterale facilitato dall’Oman, lasciando all’Europa un ruolo di supporto ma non più centrale. Il successo di questa strategia dipenderà ora dalla capacità di trasformare il “cauto ottimismo” di Teheran in accordi tecnici verificabili e duraturi.




